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Woodstock'73

Azionariato POPOLARE

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Appurato che comprare la società intera tramite azionariato popolare è impossibile per una piazza come Terni, che non ha il bacino della Baviera o della Catalogna, rimane l'opzione B:

seguire l'esempio di Arezzo e altre piazze rilevando anche solo l'1% della società.

In questo modo perlomeno si ENTRA DENTRO la società garantendone trasparenza e incidendo, seppur minimamente, nelle decisioni. Inoltre si rafforza l'identità e il senso di appartenenza.

 

Parafrasando quanto fatto a Parma: #WeAreTernana

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Con 1 per cento di norma non conti un cazzo

Con longarini poi

Questo po' esse vero, ma cito l'esempio aretino.

 

Gli obiettivi del comitato Orgoglio Amaranto sono:

  • Diffusione dell'azionariato popolare, per un coinvolgimento diretto dei tifosi nella gestione del club.
  • Ingresso con quota di capitale nella società Asd Atletico Arezzo con compiti di vigilanza e controllo per una sana e corretta conduzione del club.
  • Impegno diretto e concreto per lo sviluppo del settore giovanile composto da giovani del territorio.
  • Diffusione della cultura sportiva basata su principi di lealtà e rispetto per gli avversari e per il gioco.
  • Trasparenza assoluta nella gestione patrimoniale del comitato con rendicontazione continua, costantemente accessibile tramite la rete.

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Azionariato popolare: l'esperto ci spiega come rimettere i tifosi al centro del calcio

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di Federico Ciapparoni
20 novembre alle 16:54
C'è una pratica che negli ultimi vent'anni si sta espandendo all'interno del mondo sportivo internazionale, proponendo una diffusione della proprietà azionaria delle società presso i tifosi. Si tratta dell'azionariato popolare e dei Supporters' Trust, ovvero associazioni o cooperative di tifosi che si organizzano formalmente per dare vita ad un soggetto giuridicamente riconosciuto, che si pone come obiettivo quello di instaurare un dialogo costruttivo con il club di riferimento. Per capire in che modo questo fenomeno si stia consolidando a livello europeo e le sue prospettive nel calcio italiano, Calciomercato.com ha intervistato l'avvocato Diego Riva, consulente legale di Supporters in Campo ed esperto di azionariato popolare.

 

In che modo i Supporters' Trust vogliono coinvolgere il tifoso e metterlo al centro della struttura societaria?

"I Supporters' Trust si propongono di promuovere la partecipazione diretta dei tifosi nella governance delle società sportive e delle istituzioni, in un percorso di cambiamento culturale che vede i tifosi superare la mera passione e li porta a condividere scelte e responsabilità. L'auspicio è incentivare il dialogo delle società sportive e delle istituzioni con i tifosi, in modo che si arrivi presto al riconoscimento delle associazioni dei supporters costituite e gestite democraticamente dai supporters stessi nel capitale sociale e nei processi decisionali delle società sportive".

 

Quali sono i vantaggi concreti di una gestione di un club partecipato dai tifosi?

“I tifosi in questo modo hanno diritto di parola. Attraverso i propri rappresentanti, eletti democraticamente, questi vigilano e partecipano alle scelte della società sportiva. La partecipazione è fondamentale: il tifoso non delega più, decide (o contribuisce a decidere) come vuole che sia la propria società sportiva. Fiducia e unione dei tifosi sono alla base del successo di Supporters in campo. I vantaggi non finiscono qui. L'applicazione della legge tedesca in materia (50%+1), secondo la quale nessun club di Bundesliga poteva essere di proprietà di un singolo azionista per più del 50%, ha avuto dei buoni riscontri in termini economici: un coinvolgimento dei tifosi che porta al riempimento degli stadi, un maggior numero di sponsor e una conseguente crescita degli incassi".

 

Cos'è, nel dettaglio, Supporters in Campo?

"Supporters in Campo è l’iniziativa di supporters e gruppi di supporters (in particolare, di supporters trusts) che, in Italia, promuovono la diffusione di modelli sostenibili di proprietà e gestione (governance) delle società sportive e delle istituzioni sportive, attraverso la partecipazione dei tifosi nei processi decisionali e nella proprietà delle società e delle istituzioni, in riconoscimento del valore che i supporters rappresentano per lo sport e in riconoscimento del loro ruolo essenziale".

 

In Europa come procede lo sviluppo dei Supporters'Trust?

"In Inghilterra, i Supporters' Trust sono stati costituiti in più di 170 clubs, inclusi alcuni di Premier League, come Manchester United, Arsenal, e Tottenham Hotspur. Rappresentativa è stata la vicenda relativa alla fondazione del FC United of Manchester, il club costituito da tifosi del Manchester United in contrapposizione alla gesione americana dei Glazer. Il club è un esempio di gestione caratterizzata dai Supporters'Trust, essendo di proprietà e gestito democraticamente dai suoi sostenitori. In Spagna, nei primi anni ‘90 quasi tutti i club professionistici la cui situazione economico-finanziaria era in perdita furono obbligati a trasformarsi da associazioni in “SAD”, società sportive per azioni, ovviamente cambiando in modo drammatico lo status dei tifosi. Ora, dopo un malcontento generale dei tifosi dovuto alla situazione, si sta tornando alla precedente gestione, con i supporters che si stanno organizzando in associazioni di azionisti di minoranza o altre iniziative. Esempi lampanti di azionariato popolare sono quelli relativi alla gestione di Real Madrid e Barcellona, con quest'ultima caratterizzata da un avvicinamento dei Supporters'Trust in quanto simbolo di un'identità culturale, prima che calcistica".

 

E in Italia?

"In Italia sono 18 i gruppi di tifosi che hanno un ottenuto ruolo importante all'interno della gestione delle società di riferimento. I primi sono stati: Amici del Rimini (Rimini, Serie D) con il 2% capitale sociale; Orgoglio Amaranto (Arezzo, Serie D), con il 2% di capitale sociale e 1 amministratore; Sosteniamolancona (Ancona, Lega Pro), con il 2% capitale sociale della società sportiva, 2 amministratori nominati dai tifosi nel consiglio di amministrazione della società sportiva e diritti di veto su sede, colori, marchio (golden share); scuola calcio “Ancona Respect”; nomina di addetto stampa e del responsabile della società sportiva per i rapporti con la tifoseria (SLO) e Fondazione Taras 706 a.C. (Taranto, Serie D), con il 10% capitale sociale della società sportiva, 2 amministratori nel consiglio di amministrazione della società sportiva, maggioranza del collegio sindacale o sindaco unico della società sportiva, diritti di veto su sede, colori, marchio (golden share); gestione delle giovanili e scuola calcio; nomina addetto stampa della società sportiva.".

http://www.calciomercato.com/news/azionariato-popolare-l-esperto-ci-spiega-come-rimettere-i-tifosi-136241

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Il 28/10/2005 Alle 16:37, Luisse ha scritto:

voglio rispolverare questo topic...

chissa se un giorno se potrà fa... e da la ternana a li ternani!!!

 

sennò non vedo una via d'uscita...

 

A quisti che ce stanno mo non gliene po frega de meno che a noi ce ribolle lo sangue...

Non so se vi capita ma io è + de un mese che me girano le palle in maniera vorticosa e me sta a rovinà tutti i week end... ( e qualche mercoledì)

 

 

:flag::flag::flag::flag::flag::flag::flag::flag::flag::flag::flag::flag::flag:

28 ottobre 2005, ... 

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Azionariato popolare, primi passi (per legge) anche in Italia: emendamento introduce organo consultivo nei club

Azionariato popolare, primi passi (per legge) anche in Italia: emendamento introduce organo consultivo nei club

La proposta firmata dal relatore leghista Belotti impegna il governo a “individuare forme e condizioni di azionariato popolare per le società professionistiche”. Significa che, quando il ddl sarà approvato, l'esecutivo potrà scrivere una delega ad hoc. I contenuti, dunque, sono rimandati ai prossimi mesi. Intanto però c’è anche un altro articolo, che prevede l’ingresso dei tifosi in società: la creazione di un organo consultivo, formato da 3 a 5 membri eletti dagli abbonati, che possa esprimere pareri su questioni che riguardano i fan, magari visionare i bilanci, tutelare i propri interessi

di Lorenzo Vendemiale | 19 Giugno 2019
 

Il calcio in mano ai tifosi. All’estero a volte e in forme diverse è già realtà, in Italia solo un’utopia: l’azionariato popolare rimane un tabù per il nostro calcio, dove il piccolo imprenditore locale o il grande magnate straniero resta l’unica soluzione per mandare avanti un club, con la partecipazione dei tifosi che viene archiviata come infattibile se non proprio osteggiata. Adesso, però, qualcosa si muove: il governo ha approvato un emendamento al ddl sullo sport che prevede in futuro una legge per l’azionariato popolare, e intanto introduce un organo consultivo nelle società professionistiche per la tutela dei tifosi.

TEMA CARO AL M5S (E UNA VECCHIA IDEA DI GIORGETTI…)
L’azionariato popolare è un tema caro sia al Movimento 5 stelleche alla Lega. L’affinità coi 5 stelle, da sempre sostenitori della democrazia diretta, è evidente come confermano le parole del sottosegretario Simone Valente: “Vogliamo dare il via a un percorso culturale diverso nel calcio professionistico, che favorisca la coesione sociale e la partecipazione dal basso”. Meno noto il favore del Carroccio: in tempi non sospetti però, era il 2014, Giancarlo Giorgetti aveva firmato una proposta di legge che proponeva addirittura di “togliere un padrone alle societàsportive”, stabilendo un tetto del 30% al numero di quote o azioni che uno stesso soggetto può detenere in una società. Praticamente una follia. Giorgetti intanto è diventato uomo di governo e ha mitigato le sue intenzioni: il progetto che partorirà il parlamento sarà senz’altro meno rivoluzionario. Ma non c’è da sorprendersi che la maggioranza gialloverde abbia deciso di affrontare la questione.

UNA DELEGA FUTURA, SUBITO I TIFOSI IN SOCIETÀ
Ecco dunque che nel corso dell’esame del ddl sullo sport (che affronta varie materie, dalla riforma del Coni all’attività scolastica), è stato approvato in commissione un emendamento sull’azionariato popolare, del resto che doveva entrare nel testo fin dal primo momento. La proposta, firmata dal relatore leghista Belotti impegna il governo a “individuare forme e condizioni di azionariato popolare per le società professionistiche”. Significa che, quando il ddl sarà approvato, il governo potrà scrivere una delega sull’azionariato popolare. I contenuti, dunque, sono rimandati ai prossimi mesi. Intanto però c’è anche un altro articolo, che prevede l’ingresso dei tifosi in società: la creazione di un organo consultivo, formato da 3 a 5 membri eletti dagli abbonati, che possa esprimere pareri su questioni che riguardano i fan, magari visionare i bilanci, tutelare i propri interessi.

PERCHÉ SERVE UNA LEGGE AD HOC
Si tratta di due norme distinte che mirano allo stesso obiettivo, anche se ovviamente l’intervento maggiore è rimandato alla futuradelega. Esperienze differenti già ci sono, nelle forme più disparate, soprattutto nelle categorie minori (ad esempio il progetto Supporters in campo😞 in Serie A, invece, il caso più importante è quello di MyRoma, associazione di tifosi che ha acquistato una piccola quota (sotto l’1%) della As Roma. Si può già fare, insomma. Perché serve una legge ad hoc? La risposta prova a darla proprio il fondatore di MyRoma, Walter Campanile, che sta partecipando al tavolo governativo. “Fino ad oggi il calcioitaliano è stato in mano a padri padroni, che non hanno alcun motivo a mettersi in casa chi non fa i loro interessi ma solo quelli della squadra. Una legge serve per incentivare la partecipazionepopolare e magari codificarla, stabilendo un quadro normativo più chiaro”.

I MODELLI ESTERI: 50%+1 TEDESCO, COOP SPAGNOLE, TRUST INGLESI
Inevitabile guardare all’estero, dove l’azionariato è già vivo e in certi casi molto florido. I modelli sono riconducibili essenzialmente a tre tipologie. In Germania da fine anni Novanta la FederCalcioha fissato la famosa regola del 50%+1, che impedisce a un singolo azionista di avere la maggioranza, e fa sì che i club siano in mano ai tifosi: il Bayern Monaco, ad esempio, è per oltre il 70% dei suoi fan con partecipazioni minoritarie di colossi come Audi, Adidase Allianz (al 9% ciascuno), lo stesso il Borussia Dortmund che però si è anche quotato in borsa; più di recente è in corso in controtendenza la privatizzazione di diverse società finite in mano a multinazionali (il Leverkusen alla farmaceutica Bayer, il Wolfsburg a Wolkswagen, il Lipsia a Red Bull).

In Spagna le proprietà si sono divise in due grandi categorie a inizio Anni Novanta, a seguito di una grave crisi che stava facendo fallire i club. Alcune sono delle associazioni senza scopo di lucro, direttamente in mano ai tifosi che sono veri e propri soci di queste cooperative: il Barcellona, con oltre 200mila iscritti, è il più grande caso di azionariato popolare al mondo, seguito da Reale Atletico Madrid, Bilbao, Osasuna. Le altre invece sono società sportive, quindi acquistabili da privati. Infine c’è il modello anglosassone del Supporter Trust, che vede i tifosi associarsi in una società o in un’associazione, e per tramite di questa acquistare il controllo di una società (o una parte di essa) e governarla. Proprio questa sembra essere l’esperienza più versatile e facilmente replicabile in Italia.

LA VIA ITALIANA: SOGGETTO GIURIDICO UNICO, SGRAVI E ORGANI CONSULTIVI
In Italia come detto esperienze ce ne sono già state in varie forme: cooperative, fondazioni, associazioni, chi più ne ha più ne metta. Proprio questo potrebbe essere uno degli obiettivi principali della legge: individuare un unico soggetto giuridico (magari anche uno nuovo) attraverso cui realizzare l’azionariato popolare. Visto che la via spagnola non è praticabile (bisognerebbe cambiare la ragione sociale delle società professionistiche) e quella tedesca troppo estrema (impensabile fissare un tetto ai privati), la soluzione più fattibile sembra quello del Trust inglese. Un altro obiettivo sarà quello di incentivare queste forme di proprietà alternative: un’idea attualmente allo studio, ad esempio, potrebbe essere quella di prevedere degli sgravi fiscali ai club che abbiano una partecipazione popolare (ovviamente di una quota significativa). Quello che invece non potrà fare la legge è cancellare in un sol colpo gli ostacoli: ad alti livelli i tifosi non bastano, servono i soldi. Infatti i casi che funzionano all’estero sono quelli di società con una forte tradizione, che possono prescindere dall’apporto finanziario dei soci in quanto hanno un fatturato notevole e un bilancio solido. Sono modelli virtuosi ma difficilmente replicabili, almeno nell’immediato in Italia, dove l’azionariato sembra sostenibile più nelle categorie minori che nel professionismo. Intanto si parte dall’ingresso dei tifosi in società con un organo consultivo (se confermata la norma le società avranno sei mesi per adeguare il proprio statuto). La strada è ancora lunga, ma forse il calcio italiano muove i primi passi.

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/19/azionariato-popolare-primi-passi-per-legge-anche-in-italia-emendamento-introduce-organo-consultivo-nei-club/5264182/

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1 ora fa, Lu Cignale ha scritto:

Azionariato popolare, primi passi (per legge) anche in Italia: emendamento introduce organo consultivo nei club

Azionariato popolare, primi passi (per legge) anche in Italia: emendamento introduce organo consultivo nei club

La proposta firmata dal relatore leghista Belotti impegna il governo a “individuare forme e condizioni di azionariato popolare per le società professionistiche”. Significa che, quando il ddl sarà approvato, l'esecutivo potrà scrivere una delega ad hoc. I contenuti, dunque, sono rimandati ai prossimi mesi. Intanto però c’è anche un altro articolo, che prevede l’ingresso dei tifosi in società: la creazione di un organo consultivo, formato da 3 a 5 membri eletti dagli abbonati, che possa esprimere pareri su questioni che riguardano i fan, magari visionare i bilanci, tutelare i propri interessi

di Lorenzo Vendemiale | 19 Giugno 2019
 

Il calcio in mano ai tifosi. All’estero a volte e in forme diverse è già realtà, in Italia solo un’utopia: l’azionariato popolare rimane un tabù per il nostro calcio, dove il piccolo imprenditore locale o il grande magnate straniero resta l’unica soluzione per mandare avanti un club, con la partecipazione dei tifosi che viene archiviata come infattibile se non proprio osteggiata. Adesso, però, qualcosa si muove: il governo ha approvato un emendamento al ddl sullo sport che prevede in futuro una legge per l’azionariato popolare, e intanto introduce un organo consultivo nelle società professionistiche per la tutela dei tifosi.

TEMA CARO AL M5S (E UNA VECCHIA IDEA DI GIORGETTI…)
L’azionariato popolare è un tema caro sia al Movimento 5 stelleche alla Lega. L’affinità coi 5 stelle, da sempre sostenitori della democrazia diretta, è evidente come confermano le parole del sottosegretario Simone Valente: “Vogliamo dare il via a un percorso culturale diverso nel calcio professionistico, che favorisca la coesione sociale e la partecipazione dal basso”. Meno noto il favore del Carroccio: in tempi non sospetti però, era il 2014, Giancarlo Giorgetti aveva firmato una proposta di legge che proponeva addirittura di “togliere un padrone alle societàsportive”, stabilendo un tetto del 30% al numero di quote o azioni che uno stesso soggetto può detenere in una società. Praticamente una follia. Giorgetti intanto è diventato uomo di governo e ha mitigato le sue intenzioni: il progetto che partorirà il parlamento sarà senz’altro meno rivoluzionario. Ma non c’è da sorprendersi che la maggioranza gialloverde abbia deciso di affrontare la questione.

UNA DELEGA FUTURA, SUBITO I TIFOSI IN SOCIETÀ
Ecco dunque che nel corso dell’esame del ddl sullo sport (che affronta varie materie, dalla riforma del Coni all’attività scolastica), è stato approvato in commissione un emendamento sull’azionariato popolare, del resto che doveva entrare nel testo fin dal primo momento. La proposta, firmata dal relatore leghista Belotti impegna il governo a “individuare forme e condizioni di azionariato popolare per le società professionistiche”. Significa che, quando il ddl sarà approvato, il governo potrà scrivere una delega sull’azionariato popolare. I contenuti, dunque, sono rimandati ai prossimi mesi. Intanto però c’è anche un altro articolo, che prevede l’ingresso dei tifosi in società: la creazione di un organo consultivo, formato da 3 a 5 membri eletti dagli abbonati, che possa esprimere pareri su questioni che riguardano i fan, magari visionare i bilanci, tutelare i propri interessi.

PERCHÉ SERVE UNA LEGGE AD HOC
Si tratta di due norme distinte che mirano allo stesso obiettivo, anche se ovviamente l’intervento maggiore è rimandato alla futuradelega. Esperienze differenti già ci sono, nelle forme più disparate, soprattutto nelle categorie minori (ad esempio il progetto Supporters in campo😞 in Serie A, invece, il caso più importante è quello di MyRoma, associazione di tifosi che ha acquistato una piccola quota (sotto l’1%) della As Roma. Si può già fare, insomma. Perché serve una legge ad hoc? La risposta prova a darla proprio il fondatore di MyRoma, Walter Campanile, che sta partecipando al tavolo governativo. “Fino ad oggi il calcioitaliano è stato in mano a padri padroni, che non hanno alcun motivo a mettersi in casa chi non fa i loro interessi ma solo quelli della squadra. Una legge serve per incentivare la partecipazionepopolare e magari codificarla, stabilendo un quadro normativo più chiaro”.

I MODELLI ESTERI: 50%+1 TEDESCO, COOP SPAGNOLE, TRUST INGLESI
Inevitabile guardare all’estero, dove l’azionariato è già vivo e in certi casi molto florido. I modelli sono riconducibili essenzialmente a tre tipologie. In Germania da fine anni Novanta la FederCalcioha fissato la famosa regola del 50%+1, che impedisce a un singolo azionista di avere la maggioranza, e fa sì che i club siano in mano ai tifosi: il Bayern Monaco, ad esempio, è per oltre il 70% dei suoi fan con partecipazioni minoritarie di colossi come Audi, Adidase Allianz (al 9% ciascuno), lo stesso il Borussia Dortmund che però si è anche quotato in borsa; più di recente è in corso in controtendenza la privatizzazione di diverse società finite in mano a multinazionali (il Leverkusen alla farmaceutica Bayer, il Wolfsburg a Wolkswagen, il Lipsia a Red Bull).

In Spagna le proprietà si sono divise in due grandi categorie a inizio Anni Novanta, a seguito di una grave crisi che stava facendo fallire i club. Alcune sono delle associazioni senza scopo di lucro, direttamente in mano ai tifosi che sono veri e propri soci di queste cooperative: il Barcellona, con oltre 200mila iscritti, è il più grande caso di azionariato popolare al mondo, seguito da Reale Atletico Madrid, Bilbao, Osasuna. Le altre invece sono società sportive, quindi acquistabili da privati. Infine c’è il modello anglosassone del Supporter Trust, che vede i tifosi associarsi in una società o in un’associazione, e per tramite di questa acquistare il controllo di una società (o una parte di essa) e governarla. Proprio questa sembra essere l’esperienza più versatile e facilmente replicabile in Italia.

LA VIA ITALIANA: SOGGETTO GIURIDICO UNICO, SGRAVI E ORGANI CONSULTIVI
In Italia come detto esperienze ce ne sono già state in varie forme: cooperative, fondazioni, associazioni, chi più ne ha più ne metta. Proprio questo potrebbe essere uno degli obiettivi principali della legge: individuare un unico soggetto giuridico (magari anche uno nuovo) attraverso cui realizzare l’azionariato popolare. Visto che la via spagnola non è praticabile (bisognerebbe cambiare la ragione sociale delle società professionistiche) e quella tedesca troppo estrema (impensabile fissare un tetto ai privati), la soluzione più fattibile sembra quello del Trust inglese. Un altro obiettivo sarà quello di incentivare queste forme di proprietà alternative: un’idea attualmente allo studio, ad esempio, potrebbe essere quella di prevedere degli sgravi fiscali ai club che abbiano una partecipazione popolare (ovviamente di una quota significativa). Quello che invece non potrà fare la legge è cancellare in un sol colpo gli ostacoli: ad alti livelli i tifosi non bastano, servono i soldi. Infatti i casi che funzionano all’estero sono quelli di società con una forte tradizione, che possono prescindere dall’apporto finanziario dei soci in quanto hanno un fatturato notevole e un bilancio solido. Sono modelli virtuosi ma difficilmente replicabili, almeno nell’immediato in Italia, dove l’azionariato sembra sostenibile più nelle categorie minori che nel professionismo. Intanto si parte dall’ingresso dei tifosi in società con un organo consultivo (se confermata la norma le società avranno sei mesi per adeguare il proprio statuto). La strada è ancora lunga, ma forse il calcio italiano muove i primi passi.

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/19/azionariato-popolare-primi-passi-per-legge-anche-in-italia-emendamento-introduce-organo-consultivo-nei-club/5264182/

Sai le risate con il centro coordinamento in società 😂😂😂

Lingue penzolanti a gogò!

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3 ore fa, Lu Cignale ha scritto:

Azionariato popolare, primi passi (per legge) anche in Italia: emendamento introduce organo consultivo nei club

Azionariato popolare, primi passi (per legge) anche in Italia: emendamento introduce organo consultivo nei club

La proposta firmata dal relatore leghista Belotti impegna il governo a “individuare forme e condizioni di azionariato popolare per le società professionistiche”. Significa che, quando il ddl sarà approvato, l'esecutivo potrà scrivere una delega ad hoc. I contenuti, dunque, sono rimandati ai prossimi mesi. Intanto però c’è anche un altro articolo, che prevede l’ingresso dei tifosi in società: la creazione di un organo consultivo, formato da 3 a 5 membri eletti dagli abbonati, che possa esprimere pareri su questioni che riguardano i fan, magari visionare i bilanci, tutelare i propri interessi

di Lorenzo Vendemiale | 19 Giugno 2019
 

Il calcio in mano ai tifosi. All’estero a volte e in forme diverse è già realtà, in Italia solo un’utopia: l’azionariato popolare rimane un tabù per il nostro calcio, dove il piccolo imprenditore locale o il grande magnate straniero resta l’unica soluzione per mandare avanti un club, con la partecipazione dei tifosi che viene archiviata come infattibile se non proprio osteggiata. Adesso, però, qualcosa si muove: il governo ha approvato un emendamento al ddl sullo sport che prevede in futuro una legge per l’azionariato popolare, e intanto introduce un organo consultivo nelle società professionistiche per la tutela dei tifosi.

TEMA CARO AL M5S (E UNA VECCHIA IDEA DI GIORGETTI…)
L’azionariato popolare è un tema caro sia al Movimento 5 stelleche alla Lega. L’affinità coi 5 stelle, da sempre sostenitori della democrazia diretta, è evidente come confermano le parole del sottosegretario Simone Valente: “Vogliamo dare il via a un percorso culturale diverso nel calcio professionistico, che favorisca la coesione sociale e la partecipazione dal basso”. Meno noto il favore del Carroccio: in tempi non sospetti però, era il 2014, Giancarlo Giorgetti aveva firmato una proposta di legge che proponeva addirittura di “togliere un padrone alle societàsportive”, stabilendo un tetto del 30% al numero di quote o azioni che uno stesso soggetto può detenere in una società. Praticamente una follia. Giorgetti intanto è diventato uomo di governo e ha mitigato le sue intenzioni: il progetto che partorirà il parlamento sarà senz’altro meno rivoluzionario. Ma non c’è da sorprendersi che la maggioranza gialloverde abbia deciso di affrontare la questione.

UNA DELEGA FUTURA, SUBITO I TIFOSI IN SOCIETÀ
Ecco dunque che nel corso dell’esame del ddl sullo sport (che affronta varie materie, dalla riforma del Coni all’attività scolastica), è stato approvato in commissione un emendamento sull’azionariato popolare, del resto che doveva entrare nel testo fin dal primo momento. La proposta, firmata dal relatore leghista Belotti impegna il governo a “individuare forme e condizioni di azionariato popolare per le società professionistiche”. Significa che, quando il ddl sarà approvato, il governo potrà scrivere una delega sull’azionariato popolare. I contenuti, dunque, sono rimandati ai prossimi mesi. Intanto però c’è anche un altro articolo, che prevede l’ingresso dei tifosi in società: la creazione di un organo consultivo, formato da 3 a 5 membri eletti dagli abbonati, che possa esprimere pareri su questioni che riguardano i fan, magari visionare i bilanci, tutelare i propri interessi.

PERCHÉ SERVE UNA LEGGE AD HOC
Si tratta di due norme distinte che mirano allo stesso obiettivo, anche se ovviamente l’intervento maggiore è rimandato alla futuradelega. Esperienze differenti già ci sono, nelle forme più disparate, soprattutto nelle categorie minori (ad esempio il progetto Supporters in campo😞 in Serie A, invece, il caso più importante è quello di MyRoma, associazione di tifosi che ha acquistato una piccola quota (sotto l’1%) della As Roma. Si può già fare, insomma. Perché serve una legge ad hoc? La risposta prova a darla proprio il fondatore di MyRoma, Walter Campanile, che sta partecipando al tavolo governativo. “Fino ad oggi il calcioitaliano è stato in mano a padri padroni, che non hanno alcun motivo a mettersi in casa chi non fa i loro interessi ma solo quelli della squadra. Una legge serve per incentivare la partecipazionepopolare e magari codificarla, stabilendo un quadro normativo più chiaro”.

I MODELLI ESTERI: 50%+1 TEDESCO, COOP SPAGNOLE, TRUST INGLESI
Inevitabile guardare all’estero, dove l’azionariato è già vivo e in certi casi molto florido. I modelli sono riconducibili essenzialmente a tre tipologie. In Germania da fine anni Novanta la FederCalcioha fissato la famosa regola del 50%+1, che impedisce a un singolo azionista di avere la maggioranza, e fa sì che i club siano in mano ai tifosi: il Bayern Monaco, ad esempio, è per oltre il 70% dei suoi fan con partecipazioni minoritarie di colossi come Audi, Adidase Allianz (al 9% ciascuno), lo stesso il Borussia Dortmund che però si è anche quotato in borsa; più di recente è in corso in controtendenza la privatizzazione di diverse società finite in mano a multinazionali (il Leverkusen alla farmaceutica Bayer, il Wolfsburg a Wolkswagen, il Lipsia a Red Bull).

In Spagna le proprietà si sono divise in due grandi categorie a inizio Anni Novanta, a seguito di una grave crisi che stava facendo fallire i club. Alcune sono delle associazioni senza scopo di lucro, direttamente in mano ai tifosi che sono veri e propri soci di queste cooperative: il Barcellona, con oltre 200mila iscritti, è il più grande caso di azionariato popolare al mondo, seguito da Reale Atletico Madrid, Bilbao, Osasuna. Le altre invece sono società sportive, quindi acquistabili da privati. Infine c’è il modello anglosassone del Supporter Trust, che vede i tifosi associarsi in una società o in un’associazione, e per tramite di questa acquistare il controllo di una società (o una parte di essa) e governarla. Proprio questa sembra essere l’esperienza più versatile e facilmente replicabile in Italia.

LA VIA ITALIANA: SOGGETTO GIURIDICO UNICO, SGRAVI E ORGANI CONSULTIVI
In Italia come detto esperienze ce ne sono già state in varie forme: cooperative, fondazioni, associazioni, chi più ne ha più ne metta. Proprio questo potrebbe essere uno degli obiettivi principali della legge: individuare un unico soggetto giuridico (magari anche uno nuovo) attraverso cui realizzare l’azionariato popolare. Visto che la via spagnola non è praticabile (bisognerebbe cambiare la ragione sociale delle società professionistiche) e quella tedesca troppo estrema (impensabile fissare un tetto ai privati), la soluzione più fattibile sembra quello del Trust inglese. Un altro obiettivo sarà quello di incentivare queste forme di proprietà alternative: un’idea attualmente allo studio, ad esempio, potrebbe essere quella di prevedere degli sgravi fiscali ai club che abbiano una partecipazione popolare (ovviamente di una quota significativa). Quello che invece non potrà fare la legge è cancellare in un sol colpo gli ostacoli: ad alti livelli i tifosi non bastano, servono i soldi. Infatti i casi che funzionano all’estero sono quelli di società con una forte tradizione, che possono prescindere dall’apporto finanziario dei soci in quanto hanno un fatturato notevole e un bilancio solido. Sono modelli virtuosi ma difficilmente replicabili, almeno nell’immediato in Italia, dove l’azionariato sembra sostenibile più nelle categorie minori che nel professionismo. Intanto si parte dall’ingresso dei tifosi in società con un organo consultivo (se confermata la norma le società avranno sei mesi per adeguare il proprio statuto). La strada è ancora lunga, ma forse il calcio italiano muove i primi passi.

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/19/azionariato-popolare-primi-passi-per-legge-anche-in-italia-emendamento-introduce-organo-consultivo-nei-club/5264182/

 

 

Quindi nasce 

 

#lagombroio 

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1 ora fa, L'ultimo dei Mohicani ha scritto:

Sarebbe bellissimo vedere all'interno di una societa' il conte ed il professore

Tragicomico! Uno dice A l’altro Z, anzi tu sta zitto che non capisci un cxxxo!!! Potrebbe funzionare!

😂😂😂😂😂

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L'utente Bufera, vivendo dal di dentro la realtà tedesca, se ha un attimo e se conosce la vicenda, potrebbe spiegarci come faccia a funzionare l'azionariato in società importanti della Germania. 

Perchè tutti sappiamo bene che a Terni, come in larga parte dell'Italia, simili iniziative fallirebbero subito, vittime di divisioni, fuochi incrociati, orticelli, rappresaglie, infamante. 

Ci si dividerebbe subito già solo per la politica...ma la politica non sta solo in Italia, e le divisioni tra dx e sx stanno ovunque. E poi per i vari piccoli e grandi interessi...ma gli interessi stanno ovunque. 

Io ho una mia idea, ma chiedo soprattutto a bufera (ma anche ad altri che vivono all'estero, tipo DVD): è solo una questione culturale/antropologica? 

È solo questa atavica riottosità italica, la quasi naturale tendenza a dividersi, alle fazioni in lotta, e  l'incapacità di fare fronte comune? 

Oppure anche lì è solo una bella favola buona per i titoli dei giornali, ma alla fine le divisioni stanno ovunque, e contano solo i pochi che hanno più soldi e più potere? 

Edited by Lu Generale

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10 ore fa, Il Conte di Collebertone ha scritto:

😆😆😆😆😆

Scherzi a parte... C'è semo fioncati a fa' l'abbonamento a 5 euro, me immagino che ricco azionariato popolare scapperebbe fuori. 😂

É la stessa cosa che ho pensato io...😄

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14 ore fa, Lu Generale ha scritto:

L'utente Bufera, vivendo dal di dentro la realtà tedesca, se ha un attimo e se conosce la vicenda, potrebbe spiegarci come faccia a funzionare l'azionariato in società importanti della Germania. 

Perchè tutti sappiamo bene che a Terni, come in larga parte dell'Italia, simili iniziative fallirebbero subito, vittime di divisioni, fuochi incrociati, orticelli, rappresaglie, infamante. 

Ci si dividerebbe subito già solo per la politica...ma la politica non sta solo in Italia, e le divisioni tra dx e sx stanno ovunque. E poi per i vari piccoli e grandi interessi...ma gli interessi stanno ovunque. 

Io ho una mia idea, ma chiedo soprattutto a bufera (ma anche ad altri che vivono all'estero, tipo DVD): è solo una questione culturale/antropologica? 

È solo questa atavica riottosità italica, la quasi naturale tendenza a dividersi, alle fazioni in lotta, e  l'incapacità di fare fronte comune? 

Oppure anche lì è solo una bella favola buona per i titoli dei giornali, ma alla fine le divisioni stanno ovunque, e contano solo i pochi che hanno più soldi e più potere? 

Sa' un cazzo bufera......ahahahhah

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Seee...giá ce  famo guerra tra condomini...anzi tra quelli dello stesso pianerottolo!...la divisione è la cosa che ci ha sempre contraddistinto, mai l’ UNITÁ

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Il 20/6/2019 Alle 00:27, Lu Generale ha scritto:

L'utente Bufera, vivendo dal di dentro la realtà tedesca, se ha un attimo e se conosce la vicenda, potrebbe spiegarci come faccia a funzionare l'azionariato in società importanti della Germania. 

Perchè tutti sappiamo bene che a Terni, come in larga parte dell'Italia, simili iniziative fallirebbero subito, vittime di divisioni, fuochi incrociati, orticelli, rappresaglie, infamante. 

Ci si dividerebbe subito già solo per la politica...ma la politica non sta solo in Italia, e le divisioni tra dx e sx stanno ovunque. E poi per i vari piccoli e grandi interessi...ma gli interessi stanno ovunque. 

Io ho una mia idea, ma chiedo soprattutto a bufera (ma anche ad altri che vivono all'estero, tipo DVD): è solo una questione culturale/antropologica? 

È solo questa atavica riottosità italica, la quasi naturale tendenza a dividersi, alle fazioni in lotta, e  l'incapacità di fare fronte comune? 

Oppure anche lì è solo una bella favola buona per i titoli dei giornali, ma alla fine le divisioni stanno ovunque, e contano solo i pochi che hanno più soldi e più potere? 

No, no, nessuna favola, è tutto vero quel che dici! L'Italia è un Paese tristemente unico, perlomeno in Europa. Ma le ragioni non sono antropologiche! Certamente è un problema culturale che però, a sua volta, affonda le sue radici in ragioni storiche. Siamo mai stati un popolo? C'hanno "unito" 150 or sono ma le tante storie regionali dello stivale, con il loro indelebile passato, erano troppo forti per cedere facilmente a un ideale nazionale (oggi buono solo quando la nazionale di calcio scende in campo. Roba da ridere...). Ma che cazzo c'hanno mai avuto da disse un siciliano co un trentino, o un ligure con un calabrese... manco parlano la stessa lingua! Ma poi è indiscutibile che la storia di Firenze, di Bologna, di Roma, di Napoli eccetera è troppo più importante della storia d'Italia sicché un fiorentino (come tutti), prima di sentirsi italiano, è normale che si senta fiorentino. Se poi ci aggiungiamo il cancro di Santa Romana Chiesa,  l'anti-Stato... Tutte le cose che necessitano di credere nella supremazia dell'interesse comune su quello individuale, che richiedono capacità di ascoltare le ragioni dell'altro traendone insegnamento anziché anteporre le proprie, beh, in Italia sono destinate a fallire. Siamo un "popolo" di furbi individuali che formano un enorme stupido collettivo. Arriviamo in taluni casi a coglionare i nord europei per il loro ossessivo, quasi  maniacale, rispetto delle regole (alt! Le teste di cazzo sono anche lì, non cominciate, ma la differenza sta nei numeri...). Conduciamo una vita di merda, poveri e avvelenati, quando potremmo essere i più felici di tutti, a partire dai luoghi meravigliosi che abitiamo da migliaia di anni (che abbiamo quasi completamente distrutto) e dal clima migliore del pianeta. Si potrebbe continuare anche precisando che la più alta percentuale di furbi individuali si concentra in determinate zone dello stivale ma qui mi fermo, per non tediare e per non scatenare l'inferno...

 

P.S.: hai citato la Germania... beh, ce ne vuole per ammirare in qualche modo i tedeschi o comunque farseli risultare perlomeno simpatici. Però che palle che hanno! Usciti completamente annientati dalla seconda guerra mondiale, traditi da noi e sderenati dagli alleati, solo pochi decenni dopo sono tornati a piegare l'intera Europa, ovviamente non più con le armi perché gliele hanno tolte, ma con l'economia. Da noi ce stanno ancora famiglie che campano co la pensione de guerra del nonnetto...  

 

 

Edited by pietro

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https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-B/20-06-2019/pordenone-piu-2-milioni-euro-raccolta-fondi-esperimento-premia-340227060416.shtml

non è proprio azionariato popolare, ma ci siamo vicini.

 

A distanza di 7 mesi il risultato è sbalorditivo: 2,2 milioni di euro raccolti da 254 nuovi soci, un traguardo che probabilmente ha superato ogni più rosea aspettativa.

 

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16 minuti fa, paolo65 ha scritto:

https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-B/20-06-2019/pordenone-piu-2-milioni-euro-raccolta-fondi-esperimento-premia-340227060416.shtml

non è proprio azionariato popolare, ma ci siamo vicini.

 

A distanza di 7 mesi il risultato è sbalorditivo: 2,2 milioni di euro raccolti da 254 nuovi soci, un traguardo che probabilmente ha superato ogni più rosea aspettativa.

 

Si può fare, ma noi non c’abbiamo voglia!

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9 ore fa, paolo65 ha scritto:

https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-B/20-06-2019/pordenone-piu-2-milioni-euro-raccolta-fondi-esperimento-premia-340227060416.shtml

non è proprio azionariato popolare, ma ci siamo vicini.

 

A distanza di 7 mesi il risultato è sbalorditivo: 2,2 milioni di euro raccolti da 254 nuovi soci, un traguardo che probabilmente ha superato ogni più rosea aspettativa.

 

Bellissima iniziativa. 

A Terni, oggi come oggi, si arriverebbe al massimo a 300mila euro e mi tengo largo...

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1 ora fa, longarinivattene! ha scritto:

Bellissima iniziativa. 

A Terni, oggi come oggi, si arriverebbe al massimo a 300mila euro e mi tengo largo...

Mah, non saprei, se fosse fatta una campagna ad hoc e la proposta di partecipazione fosse aperta anche all'imprenditoria locale e alle aziende di vario genere, potrebbe portare fondi.

Bisogna vedere però quanto le società calcistiche in generale, abbiano piacere che altri imprenditori ficchino il naso all'interno della propria società calcistica.

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2 ore fa, Il Conte di Collebertone ha scritto:

Mah, non saprei, se fosse fatta una campagna ad hoc e la proposta di partecipazione fosse aperta anche all'imprenditoria locale e alle aziende di vario genere, potrebbe portare fondi.

non so perchè ma dal 2017 - quando sento parlare di portare fondi alla ternana - mi corre un brivido lungo la schiena...

 

Immagine correlata

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Il 20/6/2019 Alle 00:27, Lu Generale ha scritto:

L'utente Bufera, vivendo dal di dentro la realtà tedesca, se ha un attimo e se conosce la vicenda, potrebbe spiegarci come faccia a funzionare l'azionariato in società importanti della Germania. 

Perchè tutti sappiamo bene che a Terni, come in larga parte dell'Italia, simili iniziative fallirebbero subito, vittime di divisioni, fuochi incrociati, orticelli, rappresaglie, infamante. 

Ci si dividerebbe subito già solo per la politica...ma la politica non sta solo in Italia, e le divisioni tra dx e sx stanno ovunque. E poi per i vari piccoli e grandi interessi...ma gli interessi stanno ovunque. 

Io ho una mia idea, ma chiedo soprattutto a bufera (ma anche ad altri che vivono all'estero, tipo DVD): è solo una questione culturale/antropologica? 

È solo questa atavica riottosità italica, la quasi naturale tendenza a dividersi, alle fazioni in lotta, e  l'incapacità di fare fronte comune? 

Oppure anche lì è solo una bella favola buona per i titoli dei giornali, ma alla fine le divisioni stanno ovunque, e contano solo i pochi che hanno più soldi e più potere? 

 

22 ore fa, L'ultimo dei Mohicani ha scritto:

Sa' un cazzo bufera......ahahahhah

confermo quato scritto da lu mohicano... 😁 

 

non ho esperienza diretta con l‘azionariato nelle società di calcio in germania ma se posso permettermi un paragone con le società commeciali con cui ho fatto esperienza devo dire che la vedo dura. in italia generalmente non si ha vita facile e vige un sistema talmente corrotto da scoraggiare qualunque iniziativa, soprattutto se chi vuole farlo non ha l’esperienza e le “conoscenze“ adatte... poi è ovvio che se uno come lu mohicano dovesse fa parte del direttivo è un cazzo e tutt‘uno... passamo da la serie c al braccio c 😁

Edited by BuFERA
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Io non mi ricordo che anno era, ho dato 20000 lire per acquistare Zaccaro! Un affare :)

Edited by angelooo

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20 ore fa, paolo65 ha scritto:

https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-B/20-06-2019/pordenone-piu-2-milioni-euro-raccolta-fondi-esperimento-premia-340227060416.shtml

non è proprio azionariato popolare, ma ci siamo vicini.

 

A distanza di 7 mesi il risultato è sbalorditivo: 2,2 milioni di euro raccolti da 254 nuovi soci, un traguardo che probabilmente ha superato ogni più rosea aspettativa.

 

 

Bella cosa... ma nell'anno di una promozione certa in B.

Occorrerebbe la controprova... tipo a Carpi quanti ne raccoglierebbero oggi?

Edited by il professore
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In effetti 2.200.000 diviso 254 fa circa 8.500€ di media a capoccia. Praticamente impensabile per Terni. Terni però non è Pordenone come potenziale di tifosi. Magari fai due tipi di sottoscrizioni: 1.000/2.000/5.000/10.000€ per imprese e professionisti con diversi livelli di visibilità, benefit (abbonamenti, ospitalità, ecc.) e livello di rappresentanza e l'altra veramente popolare con quote paragonabili a qualcosa in più del costo di un abbonamento magari con un kit di fedeltà (maglia e altro).

 

Faresti meno soldi con le imprese, ma qualcosa di significativo con le sottoscrizioni popolari, specialmente se ci fosse una rappresentanza di base di imprenditori locali che lancia la sfida.

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