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passaparola

AMARCORD PERSONALE: TERNANA-URSS ANNI '60

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Il 2/11/2013 Alle 10:41, passaparola ha scritto:

Avremmo giocato alla stadio di Viale Brin!

 

In notturna, subito prima dell'amichevole tra la Ternana e l'allora fortissima nazionale dell'URSS (CCCP, "Col Cazzo Che Perdemo" era la traduzione popolare...) con la quale si inaugurava l'impianto di illuminazione del vecchio e glorioso stadio con l'anello in cemento per le gare di motociclismo, proprio di fronte al'ingresso delle Acciaierie.

 

"Noi" eravamo l' "Audace" di Città Giardino (parrocchia del Sacro Cuore): un gruppetto di ragazzini di 12-13 anni che normalmente si accapigliavano dietro a un pallone di plastica tra le bancarelle di frutta e verdura di piazza Tirreno, schivando pericolosamente automobili e imbestialendo i vicini per le urla belluine, le regolari risse e le immancabili pallonate sulle finestre circostanti.

 

Per iniziativa di alcuni dirigenti del gruppo sportivo del quartiere eravamo stati selezionati, equipaggiati con divise azzurre ricalcate su quella delle "rondinelle" del Brescia con tanto di V bianca sul petto, grosso modo allenati in una spianata (che "campo di pallone" sarebbe stata definizione esagerata) a Colle Obito, proprio sotto al nuovo ospedale in costruzione, e avevamo partecipato per la prima volta al campionato del CSI (esiste ancora?).

 

I nostri avversari si chiamavano Bosico, Olimpia, Gianfardoni, Vigor, Bacigalupo e altri che ho dimenticato. Giocavamo (quasi sempre in 7, raramente in 11) su patetici campetti di periferia scassati, in terra battuta con profonde buche d'estate e ampie pozzanghere d'inverno: San Valentino, Le Grazie, ai "Ferrovieri" dietro via Piemonte, al "Duomo" ( lo spiazzo che ora ospita gli spettacoli dell'Anfiteatro), a San Francesco. La prima erba l'abbiamo calpestata sul campo della Polymer, e non ci sembrava possibile che ci fossero perfino dei veri spogliatoi.

 

Non so a chi venne l'idea di farci "esibire" a viale Brin.

 

In notturna, davanti a 5.000 spettatori! Subito prima dei nostri eroi rossoverdi opposti perdipiù ai mitici campioni sovietici!

 

 

La Ternana è quella di Viciani,che da lì a poco conquisterà la serie B e poi la storica prima promozione in A. Gli eroi rossoverdi del momento si chiamano Primo Germano, portiere fortissimo che "ante litteram" ha l'abitudine di spingersi molto oltre i propri pali generando brividi lungo la schiena dei tifosi, l'elegante libero Franco Nicolini, Romano Marinai,infaticabile mediano, al centro dell'attacco "croce e delizia" Romano Sciarretta, che segna goal impossibili ma se ne divora di elementari, e poi i Pandrin, Scandola, Bonassin, "doppio passo" Vecchiato, Benedetti, Barone, un giovanissimo tal Aldo Agroppi dalle govanili del Torino ed altri ancora, alcuni dei quali meno noti e maggiormente dimenticati.

 

 

In quella serata estiva "speciale" avremmo affrontato la Bosico di San Francesco, dominatrice indiscussa del nostro campionato e fucina di talenti indigeni che in alcuni casi (Piero Favoriti, ad esempio) avevano già esordito con la maglia rossoverde nel campionato professionistico.

 

Confesso, ero abbastanza scarso: piuttosto alto per la media dell'epoca, ero assai magro ("siccu siccu", per usare il termine esatto) e avevo piedi maleducati e stupidi che non rispondevano a dovere ai miei ambiziosi comandi mentali. Ruvido, diciamo così. Però avevo una buona resistenza alla corsa (poco più tardi, frequentando le scuole superiori, praticai con qualche profitto il mezzofondo e la corsa campestre) ed ero tignoso e tenace.

 

Avrei voluto essere un attaccante alla Sivori ma mi ritrovai ad essere un mediano "di rottura" alla Lodetti, pur aspirando a diventare almeno un più slanciato e tecnico Rosato.

 

Entrai in campo all'inizio del secondo tempo: miracolosamente resistevamo ancora sullo zero a zero.

 

Salii la scala di pietra che dagli spogliatoi portava al campo col cuore e lo stomaco in subbuglio e le gambe molli e tremanti.

 

Sbucai impovvisamente in un'altra dimensione abbagliante di luce a giorno. Di fronte un prato immenso di cui intravedevo appena la fine, intorno il buio e appena un brusio, poi applausi dal nulla.

 

Non so se mai più in vita mia sono stato altrettanto emozionato e "trasportato": forse la prima volta dell'amore, non so.

 

Il primo pallone alla mia portata fu un alto "campanile" a centrocampo.

Incoscientemente e presuntuosamente cercai di colpire al volo ma lisciai clamorosamente la sfera: ricordo di aver sentito nitidamente il mormorio collettivo di divertimento e di benevolo scherno provenire dal buio degli spalti intorno. Mi sarei sotterrato vivo ma reagii.

 

Dovevo marcare il più forte dei loro, un biondino magro e guizzante che seminava gli avversari con già evidenti segni di un futuro importante. Il classico "numero 10". Si chiamava Francesco Leipnecher: avrebbe poi giocato nella Primavera della Ternana (torneo "De Martino", si chamava allora) e purtroppo se ne è andato prematuramente.

 

Mi incollai alle sue caviglie e non lo feci respirare. Ricordo che si rivolse a me con evidente fastido perché gli stavo appiccicato addosso come una mignatta e con le buone o con le cattive, con gli stinchi, le ginocchia o la nuca gli buttavo sempre la palla fuori o verso la metà campo avversaria.

 

Quella volta, l'unica contro di noi, Francesco e la sua "corazzata" Bosico non segnarono e così finì zero a zero.

 

Per noi fu una specie di inaspettato trionfo, una sorta di piccolo miracolo.

 

 

Giocammo ancora, in seguito, a viale Brin: l'esperimento era piaciuto e per alcune giornate del campionato successivo a turno ci fecero esibire di pomeriggio, prima delle partite della Ternana. Rigiocammo anche contro la Bosico e normalmente perdemmo 2 a 0.

 

Ma in quella notte magica di Ternana-URSS non potevamo perdere, e la memoria ogni tanto torna lì, a quel cuore in gola, a quell'apparizione luminosa di un campo verde infinito, a quelle migliaia di occhi nell'oscurità dall'alto e tutto attorno, a quel pallone ciccato a metà campo, a tutte quelle emozioni indimenticabili di un ragazzino di 13 anni.

 

E a Francesco che poi mi salutava cordiale se ci si rincontrava per caso, probabilmente neanche ricordando il mio nome, finché troppo presto si è spento col suo talento e il suo sogno.

Grazie bufe' non lo avevo mai letto.....bel racconto nel suo ricordo!

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Il 2/11/2013 Alle 10:41, passaparola ha scritto:

Avremmo giocato alla stadio di Viale Brin!

 

In notturna, subito prima dell'amichevole tra la Ternana e l'allora fortissima nazionale dell'URSS (CCCP, "Col Cazzo Che Perdemo" era la traduzione popolare...) con la quale si inaugurava l'impianto di illuminazione del vecchio e glorioso stadio con l'anello in cemento per le gare di motociclismo, proprio di fronte al'ingresso delle Acciaierie.

 

"Noi" eravamo l' "Audace" di Città Giardino (parrocchia del Sacro Cuore): un gruppetto di ragazzini di 12-13 anni che normalmente si accapigliavano dietro a un pallone di plastica tra le bancarelle di frutta e verdura di piazza Tirreno, schivando pericolosamente automobili e imbestialendo i vicini per le urla belluine, le regolari risse e le immancabili pallonate sulle finestre circostanti.

 

Per iniziativa di alcuni dirigenti del gruppo sportivo del quartiere eravamo stati selezionati, equipaggiati con divise azzurre ricalcate su quella delle "rondinelle" del Brescia con tanto di V bianca sul petto, grosso modo allenati in una spianata (che "campo di pallone" sarebbe stata definizione esagerata) a Colle Obito, proprio sotto al nuovo ospedale in costruzione, e avevamo partecipato per la prima volta al campionato del CSI (esiste ancora?).

 

I nostri avversari si chiamavano Bosico, Olimpia, Gianfardoni, Vigor, Bacigalupo e altri che ho dimenticato. Giocavamo (quasi sempre in 7, raramente in 11) su patetici campetti di periferia scassati, in terra battuta con profonde buche d'estate e ampie pozzanghere d'inverno: San Valentino, Le Grazie, ai "Ferrovieri" dietro via Piemonte, al "Duomo" ( lo spiazzo che ora ospita gli spettacoli dell'Anfiteatro), a San Francesco. La prima erba l'abbiamo calpestata sul campo della Polymer, e non ci sembrava possibile che ci fossero perfino dei veri spogliatoi.

 

Non so a chi venne l'idea di farci "esibire" a viale Brin.

 

In notturna, davanti a 5.000 spettatori! Subito prima dei nostri eroi rossoverdi opposti perdipiù ai mitici campioni sovietici!

 

 

La Ternana è quella di Viciani,che da lì a poco conquisterà la serie B e poi la storica prima promozione in A. Gli eroi rossoverdi del momento si chiamano Primo Germano, portiere fortissimo che "ante litteram" ha l'abitudine di spingersi molto oltre i propri pali generando brividi lungo la schiena dei tifosi, l'elegante libero Franco Nicolini, Romano Marinai,infaticabile mediano, al centro dell'attacco "croce e delizia" Romano Sciarretta, che segna goal impossibili ma se ne divora di elementari, e poi i Pandrin, Scandola, Bonassin, "doppio passo" Vecchiato, Benedetti, Barone, un giovanissimo tal Aldo Agroppi dalle govanili del Torino ed altri ancora, alcuni dei quali meno noti e maggiormente dimenticati.

 

 

In quella serata estiva "speciale" avremmo affrontato la Bosico di San Francesco, dominatrice indiscussa del nostro campionato e fucina di talenti indigeni che in alcuni casi (Piero Favoriti, ad esempio) avevano già esordito con la maglia rossoverde nel campionato professionistico.

 

Confesso, ero abbastanza scarso: piuttosto alto per la media dell'epoca, ero assai magro ("siccu siccu", per usare il termine esatto) e avevo piedi maleducati e stupidi che non rispondevano a dovere ai miei ambiziosi comandi mentali. Ruvido, diciamo così. Però avevo una buona resistenza alla corsa (poco più tardi, frequentando le scuole superiori, praticai con qualche profitto il mezzofondo e la corsa campestre) ed ero tignoso e tenace.

 

Avrei voluto essere un attaccante alla Sivori ma mi ritrovai ad essere un mediano "di rottura" alla Lodetti, pur aspirando a diventare almeno un più slanciato e tecnico Rosato.

 

Entrai in campo all'inizio del secondo tempo: miracolosamente resistevamo ancora sullo zero a zero.

 

Salii la scala di pietra che dagli spogliatoi portava al campo col cuore e lo stomaco in subbuglio e le gambe molli e tremanti.

 

Sbucai impovvisamente in un'altra dimensione abbagliante di luce a giorno. Di fronte un prato immenso di cui intravedevo appena la fine, intorno il buio e appena un brusio, poi applausi dal nulla.

 

Non so se mai più in vita mia sono stato altrettanto emozionato e "trasportato": forse la prima volta dell'amore, non so.

 

Il primo pallone alla mia portata fu un alto "campanile" a centrocampo.

Incoscientemente e presuntuosamente cercai di colpire al volo ma lisciai clamorosamente la sfera: ricordo di aver sentito nitidamente il mormorio collettivo di divertimento e di benevolo scherno provenire dal buio degli spalti intorno. Mi sarei sotterrato vivo ma reagii.

 

Dovevo marcare il più forte dei loro, un biondino magro e guizzante che seminava gli avversari con già evidenti segni di un futuro importante. Il classico "numero 10". Si chiamava Francesco Leipnecher: avrebbe poi giocato nella Primavera della Ternana (torneo "De Martino", si chamava allora) e purtroppo se ne è andato prematuramente.

 

Mi incollai alle sue caviglie e non lo feci respirare. Ricordo che si rivolse a me con evidente fastido perché gli stavo appiccicato addosso come una mignatta e con le buone o con le cattive, con gli stinchi, le ginocchia o la nuca gli buttavo sempre la palla fuori o verso la metà campo avversaria.

 

Quella volta, l'unica contro di noi, Francesco e la sua "corazzata" Bosico non segnarono e così finì zero a zero.

 

Per noi fu una specie di inaspettato trionfo, una sorta di piccolo miracolo.

 

 

Giocammo ancora, in seguito, a viale Brin: l'esperimento era piaciuto e per alcune giornate del campionato successivo a turno ci fecero esibire di pomeriggio, prima delle partite della Ternana. Rigiocammo anche contro la Bosico e normalmente perdemmo 2 a 0.

 

Ma in quella notte magica di Ternana-URSS non potevamo perdere, e la memoria ogni tanto torna lì, a quel cuore in gola, a quell'apparizione luminosa di un campo verde infinito, a quelle migliaia di occhi nell'oscurità dall'alto e tutto attorno, a quel pallone ciccato a metà campo, a tutte quelle emozioni indimenticabili di un ragazzino di 13 anni.

 

E a Francesco che poi mi salutava cordiale se ci si rincontrava per caso, probabilmente neanche ricordando il mio nome, finché troppo presto si è spento col suo talento e il suo sogno.

 

Il 8/12/2013 Alle 08:39, passaparola ha scritto:

errata corrige.

 

a) grazie alla preziosa collaborazione dell'utente Gagarin abbiamo appurato che non era una serata estiva ma era esattamente la sera di giovedì 2 marzo 1967.

 

b) di conseguenza le "repliche" pomeridiane successive, prima delle partite della Ternana, furono nel corso del campionato 1966/67 e non in quello successivo.

 

c) non sono più sicurissimo che fosse in occasione dell'inaugurazione dell'impianto di illuminazione dello stadio di Viale Brin.

 

 

Tutto ciò per la rubrica "E chi se ne frega..." :D

Hai ragione, Passa... e chi se ne frega?

Bellissimo ricordo di te. 

 

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