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passaparola

MANDELA SE NE VA, LE SUE IDEE MAI

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Addio, Madiba.

 

Le tue idee non moriranno mai.

 

 

Grazie per le tue lotte per la giustizia, l'uguaglianza, la dignità di ogni essere umano.

 

Grazie per il tuo esempio e per la tua appassionata intelligenza.

 

 

Sarai sempre vivo con noi.

 

 

"Un vincitore è solo un sognatore che non si è mai arreso".

 

 

 

 

 

 

 

 

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« Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l'incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l'apartheid! »

 

(Nelson Mandela)

 

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“Deth is something inevitable. When a man has done what he considers to be his duty to his people and his country, he can rest in peace. I believe I have made that effort and that is, therefore, why I will sleep for the eternity.” ~ Nelson Mandela 1996 Hamba Kahle Tata

 

(“La morte è inevitabile. Quando un uomo ha compiuto quello che ritiene essere il suo dovere nei confronti della sua gente e del suo Paese, può riposare in pace. Penso di essermi impegnato in tal senso ed è per questo che potrò dormire sereno per l’eternità.” ~ )

 

 

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Testimone e martire di una lotta per un diritto che neanche dovrebbe essere oggetto di discussione, ma che invece lo era e lo è ancora....mio fratello è stato in sud-Africa qualche anno fa e mi ha riferito di un sentimento comune avviato verso una sorta di parificazione e pacificazione, ma lontanissimo da un'impronta culturale ancora profonda e radicata anche in coloro che la subiscono.....addio, paladino del sommo diritto umano!!

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credo che il maggior merito suo sia stato di poter ottenere la libertà e una transizione alla normalità ,senza passare attraverso una carneficina come è capitato in altre situazioni.

Adesso non so come stia il sudafrica ,però sicuramente meglio di altre nazioni africane.

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Sudafrica: “Via tutti i bianchi in 5 anni”. Massacrati.

 

Jacob Zuma, il corrotto presidente del Sud Africa, lo scorso marzo ha espresso il proposito di confiscare le terre dei coltivatori bianchi per redistribuirle ai neri. “Voglio un accertamento dell’uso ed occupazione pre-coloniale delle terre” per decidere quali terreni saranno presi, ha detto: quasi che esistesse un catasto pubblico “pre-coloniale” – mentre i coltivatori bianchi, quasi tutti olandesi (gli inglesi abitano nelle città) si stabilirono nel Seicento a dissodare un paesaggio primordiale di savane incolte, scarsamente popolate; gli Zulu e Xhosa arrivarono dopo, durante il sorgere del cosiddetto Impero Zulu nel 18mo secolo.

Ma il presidente Zuma, dell’ANC (il partito di Mandela), è in difficoltà per il crescere di un partito rivale, Economic Freedom Fighters, che ha come punto centrale del programma la confisca delle terre bianche; indebolito da accuse di corruzione, ha pensato bene di cavalcare questo tema, popolare fra i neri. “Dobbiamo accettare la realtà che quelli che sono in parlamento – ha detto – dove sono fatte le leggi, in particolare i partiti neri, devono unirsi perché ci occorre una maggioranza di due terzi per cambiare la costituzione”, nel rendere legali le confische.

I leader dei partiti di sinistra stanno minacciando di “sgozzare tutti i bianchi, di eliminarli tutti entro cinque anni”, ha raccontato Simon Roche, un sudafricano che ha costituito un gruppo di autodifesa. I rurali, quasi tutti afrikaneers (boeri) si aspettano l’imminente scoppio di una guerra razziale
il presidente Gedleyihlekisa Zuma

Da anni, nel silenzio complice dei media e dei politici occidentali, i coloni boeri sono oggetti di rapine, saccheggi assassini commessi da bande di neri. Almeno 3 mila bianchi, uomini, donne e bambini, sono stati massacrati nelle loro fattorie nell’ultimo decennio; la statistica è per difetto, perché lo ANC al poter ha vietato la pubblicazione di statistiche su questi omicidi – “dissuadono gli investimenti esteri” – e la polizia comunque tende a non riportare i fatti.

Secondo una inchiesta indipendente (Genocide Watch) è un vero e proprio genocidio per odio razziale: lo dicono le modalità delle stragi, spaventose. Donne e bambini violentati prima di essere uccisi; uomini torturati per ore; famiglie intere aperte coi machete, le loro interiora asse come festoni alle porte; altri legati ai loro stessi automezzi e trascinati per chilometri, fino alla morte.
Sue Howart. Morte due giorni dopo in ospedale.

Nel 2017 sono stati sterminati in questi orrendi modi settanta coltivatori, in 345 assalti alle fattorie (sempre più sofisticati, di stile militare) nel silenzio generale; del secondo massacro del 2017, avvenuto a febbraio, si sa perché la coppia era inglese e quindi ne hanno parlato i media britannici, anche la BBC. Sue Howart, 64 anni, e il marito Robert Lynn, 66, stavano dormendo nella loro fattoria a 150 chilometri da Pretoria quando, alle 3 di notte, sono stati sorpresi da tre assalitori; i quali hanno torturato il marito con un cannello ossidrico, lo hanno accoltellato selvaggiamente, per fargli confessare dove teneva il denaro (non ne aveva in casa); alla donna hanno bruciato la faccia col cannello. Poi hanno caricato i due, feriti, sul loro camioncino e li hanno portati nella savana. Il marito l’hanno abbandonato con un sacco nero legato alla testa, perché morisse soffocato; alla moglie hanno sparato alla testa (l’autopsia scoprirà che le avevano ficcato un sacco di plastica nella gola). La donna, portata all’ospedale, è morta dopo due giorni di agonia. Il marito, miracolosamente sopravvissuto, ha potuto raccontare com’è andata.

Molto meno descritto il primo fatto del 2017: una coltivatrice di 64 anni, Nicci Simpson, è stata trovata nella sua fattoria del Vaal, a due ore da Johannesburg, in un lago di sangue. I suoi violentatori ed assassini l’avevano torturata per ore con un trapano. Spesso i coloni sono disarmati: il regime ANC ha obbligato tutti a registrare le armi che avevano in casa, e vieta da anni ai bianchi di tenerle legalmente.

La complicità del regime e della sua polizia non sono nemmeno dissimulati: il presidente Zuma (suo nome tribale: Gedleyihlekisa, detto Msholozi) ha celebrato l’anniversario della nascita dell’ANC intonando l’inno “Dubula iBhunu”, ossia “Spara ai Boeri” violando la costituzione sudafricana, ovviamente anti-apartheid, che proibisce ogni “appello all’odio basato sulla razza e costituisca un incitamento alla violenza”.

E’ per questo che, dopo l’annuncio presidenziale di confisca delle terre, molti sudafricani si sono riuniti in un gruppo di autodifesa – Suidalender – che ha approntato un piano: “Raccogliere la nostra gente” dalle fattorie (tutte ovviamente isolate e sparse) e concentrarla in una zona sicura ; non prendere le armi, ma ritrarci dal pericolo”; ha detto Simon Roche, uno dei capi, intervistato da Infowars. E’ un progetto immane: riunire sotto attacco un 20 per cento dei 4,8 milioni di bianchi sudafricani. “Speriamo di salvare 800 mila persone; il nostro protocollo di evacuazione è basato su individui che si collegano con i vicini per radunarsi in luoghi sicuri provvisori…”.

Giova sperare. Sarà da veder se questo esodo disperato, quando avverrà, susciterà l’interesse dei media progressisti. Magari della confisca delle terre e della loro distribuzione ai neri avremo qualche eco, per i rincari e la carestia che questo sicuramente provocherà (è accaduto lo stesso in Angola): il 95% dei generi alimentari in Sudafrica è prodotto dal 3% dei coltivatori, che sono ovviamente i bianchi; è per questo che i neri vogliono le loro fattorie-modello, che ridurranno alla sterilità.

Edited by Lu Trejo

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Sudafrica: “Via tutti i bianchi in 5 anni”. Massacrati.

 

Jacob Zuma, il corrotto presidente del Sud Africa, lo scorso marzo ha espresso il proposito di confiscare le terre dei coltivatori bianchi per redistribuirle ai neri. “Voglio un accertamento dell’uso ed occupazione pre-coloniale delle terre” per decidere quali terreni saranno presi, ha detto: quasi che esistesse un catasto pubblico “pre-coloniale” – mentre i coltivatori bianchi, quasi tutti olandesi (gli inglesi abitano nelle città) si stabilirono nel Seicento a dissodare un paesaggio primordiale di savane incolte, scarsamente popolate; gli Zulu e Xhosa arrivarono dopo, durante il sorgere del cosiddetto Impero Zulu nel 18mo secolo.

Ma il presidente Zuma, dell’ANC (il partito di Mandela), è in difficoltà per il crescere di un partito rivale, Economic Freedom Fighters, che ha come punto centrale del programma la confisca delle terre bianche; indebolito da accuse di corruzione, ha pensato bene di cavalcare questo tema, popolare fra i neri. “Dobbiamo accettare la realtà che quelli che sono in parlamento – ha detto – dove sono fatte le leggi, in particolare i partiti neri, devono unirsi perché ci occorre una maggioranza di due terzi per cambiare la costituzione”, nel rendere legali le confische.

I leader dei partiti di sinistra stanno minacciando di “sgozzare tutti i bianchi, di eliminarli tutti entro cinque anni”, ha raccontato Simon Roche, un sudafricano che ha costituito un gruppo di autodifesa. I rurali, quasi tutti afrikaneers (boeri) si aspettano l’imminente scoppio di una guerra razziale

il presidente Gedleyihlekisa Zuma

Da anni, nel silenzio complice dei media e dei politici occidentali, i coloni boeri sono oggetti di rapine, saccheggi assassini commessi da bande di neri. Almeno 3 mila bianchi, uomini, donne e bambini, sono stati massacrati nelle loro fattorie nell’ultimo decennio; la statistica è per difetto, perché lo ANC al poter ha vietato la pubblicazione di statistiche su questi omicidi – “dissuadono gli investimenti esteri” – e la polizia comunque tende a non riportare i fatti.

Secondo una inchiesta indipendente (Genocide Watch) è un vero e proprio genocidio per odio razziale: lo dicono le modalità delle stragi, spaventose. Donne e bambini violentati prima di essere uccisi; uomini torturati per ore; famiglie intere aperte coi machete, le loro interiora asse come festoni alle porte; altri legati ai loro stessi automezzi e trascinati per chilometri, fino alla morte.

Sue Howart. Morte due giorni dopo in ospedale.

Nel 2017 sono stati sterminati in questi orrendi modi settanta coltivatori, in 345 assalti alle fattorie (sempre più sofisticati, di stile militare) nel silenzio generale; del secondo massacro del 2017, avvenuto a febbraio, si sa perché la coppia era inglese e quindi ne hanno parlato i media britannici, anche la BBC. Sue Howart, 64 anni, e il marito Robert Lynn, 66, stavano dormendo nella loro fattoria a 150 chilometri da Pretoria quando, alle 3 di notte, sono stati sorpresi da tre assalitori; i quali hanno torturato il marito con un cannello ossidrico, lo hanno accoltellato selvaggiamente, per fargli confessare dove teneva il denaro (non ne aveva in casa); alla donna hanno bruciato la faccia col cannello. Poi hanno caricato i due, feriti, sul loro camioncino e li hanno portati nella savana. Il marito l’hanno abbandonato con un sacco nero legato alla testa, perché morisse soffocato; alla moglie hanno sparato alla testa (l’autopsia scoprirà che le avevano ficcato un sacco di plastica nella gola). La donna, portata all’ospedale, è morta dopo due giorni di agonia. Il marito, miracolosamente sopravvissuto, ha potuto raccontare com’è andata.

Molto meno descritto il primo fatto del 2017: una coltivatrice di 64 anni, Nicci Simpson, è stata trovata nella sua fattoria del Vaal, a due ore da Johannesburg, in un lago di sangue. I suoi violentatori ed assassini l’avevano torturata per ore con un trapano. Spesso i coloni sono disarmati: il regime ANC ha obbligato tutti a registrare le armi che avevano in casa, e vieta da anni ai bianchi di tenerle legalmente.

La complicità del regime e della sua polizia non sono nemmeno dissimulati: il presidente Zuma (suo nome tribale: Gedleyihlekisa, detto Msholozi) ha celebrato l’anniversario della nascita dell’ANC intonando l’inno “Dubula iBhunu”, ossia “Spara ai Boeri” violando la costituzione sudafricana, ovviamente anti-apartheid, che proibisce ogni “appello all’odio basato sulla razza e costituisca un incitamento alla violenza”.

E’ per questo che, dopo l’annuncio presidenziale di confisca delle terre, molti sudafricani si sono riuniti in un gruppo di autodifesa – Suidalender – che ha approntato un piano: “Raccogliere la nostra gente” dalle fattorie (tutte ovviamente isolate e sparse) e concentrarla in una zona sicura ; non prendere le armi, ma ritrarci dal pericolo”; ha detto Simon Roche, uno dei capi, intervistato da Infowars. E’ un progetto immane: riunire sotto attacco un 20 per cento dei 4,8 milioni di bianchi sudafricani. “Speriamo di salvare 800 mila persone; il nostro protocollo di evacuazione è basato su individui che si collegano con i vicini per radunarsi in luoghi sicuri provvisori…”.

Giova sperare. Sarà da veder se questo esodo disperato, quando avverrà, susciterà l’interesse dei media progressisti. Magari della confisca delle terre e della loro distribuzione ai neri avremo qualche eco, per i rincari e la carestia che questo sicuramente provocherà (è accaduto lo stesso in Angola): il 95% dei generi alimentari in Sudafrica è prodotto dal 3% dei coltivatori, che sono ovviamente i bianchi; è per questo che i neri vogliono le loro fattorie-modello, che ridurranno alla sterilità.

fonte ku-klux-klan.org ? :D

 

Assalti alle fattorie in Sudafrica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Con il termine assalti alle fattorie s'intendono una serie di ruberie svolte, a danno di proprietari di fattorie, in Sudafrica[1].

Il fenomeno, ancorché diffuso, viene anche strumentalizzato da ambienti di estrema destra (e siti neonazisti come Stormfront[2]) che parlano di fenomeno che manifesta un genocidio boero[3]. A smentire tale visione sono i diversi studi che mostrano come il movente politico/razzista sia solo rinvenibile in un numero limitato di casi[1][4] (circa il 2% dei casi[5]) e che solo il 60% degli attacchi alle fattorie è rivolto contro bianchi[5].

L'11 novembre 2011 i parlamentari europei Philip Claeys (di Interesse Fiammingo), Andreas Mölzer (del Partito della Libertà Austriaco), Fiorello Provera (della Lega Nord) hanno presentato una dichiarazione scritta sugli omicidi di agricoltori in Sud Africa[6].

 

 

 

Dimensioni del fenomeno

Quella che viene dai alcuni media Sudafricani indicata come emergenza degli attacchi alle fattorie è un fenomeno nato nella seconda metà degli anni novanta quando un significativo numero di agricoltori fu vittima di crimini violenti; questo suscitò la percezione che la comunità bianca fosse oggetto di una campagna di violenza preordinata e coordinata[4].

Tra i primi a dare risalto al fenomeno vi fu la più grande organizzazione sudafricana che rappresenta i proprietari di fattorie, la South African Agricultural Union (oggi Agri SA) che ha cominciato a raccogliere i dati dal 1991., il 4,4% asiatici e lo 0.7% mulatti. Guardando ai precedenti 4 anni si nota che la percentuale di bianchi è in decremento mentre aumenta quella dei neri[1]. Analoga statistica esiste Tra il 1991 e il 2001 l'Agri SA registra 3065 attacchi e risulteranno 1254 le persone uccise nello stesso decennio in occasione di questi attacchi[5] una percentuale molto bassa se commisurata al numero di omicidi totali commessi in Sudafrica (nel 2001 gli omicidi commessi in occasione di attacchi alle fattorie rappresentava lo 0,69% degli omicidi commessi in Sudafrica)[5][1].

 

In particolare delle 1398 persone oggetto di attacco registrate nel 2001, il 61,6% erano bianchi, il 33,3% neriper il numero di stupri: nel 2001 gli stupri commessi in occasione di attacchi alle fattorie rappresentavano lo 0,13% del totale degli stupri commessi in quell'anno in Sudafrica; inoltre il 71% di essi è stato compiuto a danno di donne nere[5][1].

 

 

Caratteristiche e natura del fenomeno

Sin al 1997 commissioni interdipartimentali, il SANDF e il SAPS Crime Information Analysis Centre (CIAC) hanno prodotto analisi e rapporti sul fenomeno. Questi rapporti concordano su alcune conclusioni[1]:

  • per la stragrande maggioranza dei casi si tratta di attacchi motivati da meri motivi criminali (furto di denaro, auto ecc...) con alcuni casi in cui la motivazione è la vendetta;
  • la maggior parte delle vittime sono anziani o uomini di mezza età cioè soggetti visti come target con debole autodifesa;
  • i criminali agiscono in gruppo; in taluni casi possono contare su un basista interno (impiegato o ex impiegato della fattoria);
  • oggetto di attacco sono indifferentemente sia i bianchi che i neri;
  • sono pochi e isolati i casi in cui è rilevabile un movente politico ed in nessuno di questi casi era comunque presente un collegamento con strutture organizzate.

La commissione d'inchiesta sul fenomeno istituita nel 2001, parimenti concluse, tra le altre cose, che[4]:

  • gli attacchi alle fattorie non sono altro, per la stragrande maggioranza dei casi, che comuni furti tanto che hanno molti tratti in comune con i furti perpetrati nelle case o negli esercizi commerciali;
  • l'idea che la violenza che colpisce i bianchi in occasione degli attacchi sia in qualche modo preorchestrata è sbagliata e non trova fondamento nella realtà.

L'associazione Genocide Watch nel febbraio del 2012 esprime preoccupazione per i crimini d'odio commessi contro i bianchi e in particolare quelli commessi contro i fattori ma sottolinea che in Sudafrica non è in corso alcun genocidio[7].

 

 

Uso strumentale del fenomeno e critiche a "Shoot the boer"

Sia all'interno che al di fuori del Sud Africa è presente[4] la falsa percezione che gli attacchi sia compiuti in modo preordinato e organizzato a danno dei bianchi e questo nonostante dati e analisi dicano il contrario.

In questo contesto quindi si muovono le critiche a una canzone usata nel marzo 2010, in un incontro dei campus universitari, quando il presidente dell’African National Congress Youth League, Julius Malema, intonò la canzone "Shoot the boer" ("Dubul' ibhunu" – "Boer" è l'equivalente in lingua afrikaans[8] della parola contadino, ma anche di "Afrikaner"[9]). Si tratta di una vecchia canzone dei tempi della guerriglia dell'African National Congress che in un verso dice «Ammazza il boero»[10]. Malema è stato denunciato da Solidarity e da Afriforum alla Corte suprema di South Gauteng. Nel settembre 2011 il giudice Lamont ha decretato la canzone come incostituzionale e illegale poiché incita al crimine, ma L'ANC ha annunciato che farà ricorso.[11]

Edited by passaparola

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Comunque se cacciano i bianchi, tempo dieci anni e si iniziano a scannarsi. Moralmente il Sudafrica fa schifo, ma a detta di moltissimi neri, si stava meglio con la segregazione

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Comunque se cacciano i bianchi, tempo dieci anni e si iniziano a scannarsi. Moralmente il Sudafrica fa schifo, ma a detta di moltissimi neri, si stava meglio con la segregazione

vero vero.

Quando c'era l'apartheid i treni arrivavano in orario..e poi hanno bonificato le paludi pretoriane..

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vero vero.

Quando c'era l'apartheid i treni arrivavano in orario..e poi hanno bonificato le paludi pretoriane..

 

Guarda, la segregazione era veramente uno schifo, ma il controllo ai pochi ha fatto sì che il Sudafrica si sia differenziato, in positivo, dal resto del continente.

Oggi il potere è in mano a corrotti e ignoranti (il loro ministro della salute dice che l'AIDS si cura con le bacche…) e i neri, che continuano ad essere i più disagiati, stanno perdendo anno dopo anno, quel minimo che gli veniva "elargito" per la sussistenza.

P.S. a parte la battutina ci sei mai stato o hai visto Invictus e quindi sei un gran conoscitore della materia? :-D

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Guarda, la segregazione era veramente uno schifo, ma il controllo ai pochi ha fatto sì che il Sudafrica si sia differenziato, in positivo, dal resto del continente.

Oggi il potere è in mano a corrotti e ignoranti (il loro ministro della salute dice che l'AIDS si cura con le bacche…) e i neri, che continuano ad essere i più disagiati, stanno perdendo anno dopo anno, quel minimo che gli veniva "elargito" per la sussistenza.

P.S. a parte la battutina ci sei mai stato o hai visto Invictus e quindi sei un gran conoscitore della materia? :-D

vabbè, mo mica per altro ma prova a rileggere la frase che avevi scritto...

 

Comunque se cacciano i bianchi, tempo dieci anni e si iniziano a scannarsi. Moralmente il Sudafrica fa schifo, ma a detta di moltissimi neri, si stava meglio con la segregazione

suona un po' come certe reazioni al possesso di armi negli stati uniti, quando si dice che siccome la gente si spara tra loro servono ancora più armi per difendersi.

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vabbè, mo mica per altro ma prova a rileggere la frase che avevi scritto...

 

suona un po' come certe reazioni al possesso di armi negli stati uniti, quando si dice che siccome la gente si spara tra loro servono ancora più armi per difendersi.

Avevo scritto che la segregazione è uno schifo, ma all'atto pratico stavano meglio prima. In Sudafrica non credo si muoia di fame, ma prima gli veniva fornita (anche se suona come contentino per non farli ribellare) almeno una casa di mattoni e l'accesso all'acqua corrente. Ora ci sono immense township di baracche di lamiera in cui piove dentro.

Tanto per gradire è peggiorata la sanità (si parla del 60% di sieropositivi) e lo spartiacque ufficialmente non si fa più con il colore della pelle ma con i soldi (che ad oggi rimangono in mano ai bianchi), infatti non esistono scuole per bianchi e scuole per neri ma scuole per ricchi (bianchi) e per poveri (neri).

Le ideologie sono belle ma a un certo punto bisogna essere pure pragmatici.

PS comunque quelli che stanno peggio sono i mulatti, vessati sia da neri che da bianchi

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