Ternana, tra storia e imbarazzo: la presidente Rizzo oscurata dal “ventriloquo” Ferrero
Cent’anni di storia grandiosa e rispettabile e, per la prima volta, la Ternana accoglie una presidente donna: Claudia Rizzo. Un segno di novità che meritava sicuramente rispetto ma anche attenzione da parte di noi che conosciamo sulla nostra pelle i nostri trascorsi.
Un confronto diretto con la stampa e con la città.
Invece, la scena è stata deturpata da una vecchia, intollerabile non-novità: l’ennesimo spettacolo imbarazzante firmato Massimo Ferrero.
L’ex patron della Sampdoria non compare in alcuna nomina, non ha un ruolo nell’organigramma, eppure ha parlato al posto della presidente, interrompendo in modo ingombrante e sgradevole il naturale dialogo domanda-risposta tra giornalisti e nuova guida del club. Come se non bastasse ha imboccato le risposte con un continuo gesto mano alla bocca, un suggerimento neanche velato che ricordava i peggiori banchi di scuola. La domanda sorge spontanea: abbiamo bisogno di un presidente o di un ventriloquo?
La famiglia Rizzo aveva davvero la necessità di gettare in pasto alla piazza la giovane Claudia – brillante e talentuosa nelle aziende di famiglia – solo per esporla alla regia miserabile di Ferrero? Ma realmente serve una figura come lui per guidare in modo oculato o anche semplicemente dignitoso il club? O siamo di fronte a un cabaret stucchevole e sconcertante che nulla ha a che fare con il calcio e con la dignità di Terni?
Non interessa che Ferrero abbia avuto esperienza nel calcio: ai buoni risultati sportivi con la Sampdoria fanno da contrappeso quelli disastrosi che hanno portato la società blucerchiata al fallimento. Non interessa se la stampa locale (o parte di essa) sceglierà ancora una volta di abbassare il livello del confronto, accettando passivamente l’ennesima scenata patetica. Non interessa neppure se la collettività prova un certo gusto morboso nel chiedersi ogni anno quanto più in basso si possa ancora scendere.
Quel che conta è un’altra cosa: ricordare alla famiglia Rizzo che, seppur proprietari, la casa che oggi li ospita è della città. È di Terni, che ha un’identità precisa, forte, indistruttibile. Una città che fin dall'alba dei tempi tenne testa all’avanzata romana, che seppe rialzarsi dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e che fece fronte con sacrificio, cuore e identità alle crisi industriali di un contesto siderurgico che ne ha sempre amplificato il nome nel mondo. Di personaggi ed eventi storici che insegnano il nostro profilo ne potranno trovare a migliaia conoscendo la storia della città che li ospita. Mai domi, sempre con sacrificio, fierezza e testa alta.
E allora sia chiaro: non è più tollerabile un altro decennio, un quinquennio o una semplice annata del genere.
Non è più tollerabile neanche un ulteriore secondo che vada a discapito della nostra città, della nostra identità, della nostra storia.
Benvenuti, ma a casa NOSTRA.