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ternano_84

GRUPPO" TREKKING

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3 ore fa, Palmiro ha scritto:

 

 

 

Gran bel video, caspita. Qualche volta YT sorprende per qualità dei contenuti, questo è un caso.

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Il 3/4/2024 Alle 10:59, altoforno ha scritto:

molto interessante e molto approfondito.

l'unico aspetto su cui immagino che potrebbero esserci critiche riguarda la negazione assoluta della possibile origine celtica.

mi sembra che su questo versante questo bravissimo studioso sia un po' troppo netto.

condivido il tuo giudizio, quando si parla di protostoria è bene andarci con i piedi di piombo, cercherò di aggiungere elementi per avere un quadro più completo, il discorso è lungo complesso e dal punto di vista storiografico dibattuto, basti pensare la diversa interpretazione della tabula cortonesis tra i due maggiori etruscologi; dunque dove iniziare: cultura villanoviana, liquidarla come ha fatto lo studioso nel video non è intellettualmente onesto, inquadriamo il periodo, l'età del bronzo medio, questa è un'interpretazione non l'unica ,cerchiamo di svilupparla con l'ausilio delle fonti: gli ombrios , antichi umbri, provengono dall'europa centrale, nel sud dell'umbria sarebbero divenuti i naharki, nello stesso periodo i micenei fuggiti dalla grecia (colpita dalle numerose invasioni di genti indoeuroppe di origine protoceltica o protogermanica, la stessa degli ombrios) approdano in italia centrale, quindi abbiamo l'incontro tra culture diverse, quella più evoluta pelasgica_micenea e quella naharka.

Bene, chi sono queste popolazioni protoceltiche , non sono i celti di hallstatt la cui cultura emerse nel VIII-VII sec a. C. ( come puntualizza giustamente lo studioso del video), ma il "popolo del campo delle urne" che distrusse la civiltà micenea e dilago anche in asia minore abbattendo l'impero ittita, Erodoto indica che gli etruschi sono i fuggiaschi ittiti che si rifugiarono in italia (lidii e Frigi), contemporaneamente al succedersi delle invasioni dei popoli del centro europa in grecia, gli umbri discesero in italia ma questa invasione non ebbe gli stessi tragici effetti della discesa in grecia dato che nella penisola gli invasori non si scontrarono con etnie organizzate e civiltà evolute come quella greca. Quindi alcuni pelasgi micenei, fuggiti dalle loro terre sbarcarono in italia e giunsero presso gli umbri e si fusero con loro, occorre precisare che parliamo di tribù dell'età del bronzo e non essendo ancora diffuso il concetto di proprietà privata, erano tribù  spesso mescolate tra di loro e in continuo movimento non solo spaziale, ma anche di ridefinizione etnica.

Quali sono le tracce dei pelasgi nell'italia centrale? Le mura di Amelia fondata secondo plinio il vecchio nel 1134 a. C. , proprio all'epoca della migrazione dei pelasgi, pur risalenti al V sec, a, C.  ovvero appartenenti alla seconda o terza ricostruzione della città sono dette ciclopiche o anche pelasgiche, la parte più antica delle mura di sant'erasmo presso cesi, nello stesso sito è presente una pietra incisa con graffiti sillabici preelenici, simili a quelli che figurano nell'anfora micenea proveniente da orcomeno in boezia. Nel territorio occupato dai pelasgi e umbri comparvero successivamente nel VIII sec a, C, i sabini, quindi si può ipotizzare che i  che i pelasgi  commisti con gli umbri fossero i progenitori dei sabini( lo studioso del video liquida questo passaggio con tre parole). I quirites ( sabini), sono il popolo il cui nome deriva dagli adoratori dei " qurois", ovvero coloro che in epoca precedente all'VIII sec a, C. adoravano i dioscuri, non a caso romolo fu divinizzato con il nome di dio quirino.

Nelle tavole eugubine si parla della circoscrizione dei kureties che avrebbero occupato l'agro koreio, la cui ubicazione non è stata stabilita con certezza ,il termine kurietes compare nella stessa tavola sotto forma di coredier in cui la k ellenica viene sostituita dalla c, Ancilotti individua in corcia località tra gualdo e perugia, e in corioli nel lazio, il sito dei coriender.

Dalle tavole si apprende che gli egubini facevano sacrifici presso due diversi lucus (in lingua umbra vukum): il vukum-iovium di pertinenza egubina eil vuku -koredio evidentemente luogo di culto riservato ai pelasgi.

Il culto di Giano e dei Gemini deriva dal culto dei Dioscuri greci, i dioscuri erano simboleggiati da due stipiti o colonne che sorreggevano una trave costituendo, dunque una porta,

Carsulae, si trova al centro della zona dell'italia centrale in cui imperava il dioscurismo e il mito di giano, portata alla luce solo in parte si presenta come una città quasi totalmente  di epoca imperiale, ricostruita dai romani quale centro termale e di svago.

 

continuo domani per gli sviluppi della storia.

 

 

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1 ora fa, naharki numen ha scritto:

condivido il tuo giudizio, quando si parla di protostoria è bene andarci con i piedi di piombo, cercherò di aggiungere elementi per avere un quadro più completo, il discorso è lungo complesso e dal punto di vista storiografico dibattuto, basti pensare la diversa interpretazione della tabula cortonesis tra i due maggiori etruscologi; dunque dove iniziare: cultura villanoviana, liquidarla come ha fatto lo studioso nel video non è intellettualmente onesto, inquadriamo il periodo, l'età del bronzo medio, questa è un'interpretazione non l'unica ,cerchiamo di svilupparla con l'ausilio delle fonti: gli ombrios , antichi umbri, provengono dall'europa centrale, nel sud dell'umbria sarebbero divenuti i naharki, nello stesso periodo i micenei fuggiti dalla grecia (colpita dalle numerose invasioni di genti indoeuroppe di origine protoceltica o protogermanica, la stessa degli ombrios) approdano in italia centrale, quindi abbiamo l'incontro tra culture diverse, quella più evoluta pelasgica_micenea e quella naharka.

Bene, chi sono queste popolazioni protoceltiche , non sono i celti di hallstatt la cui cultura emerse nel VIII-VII sec a. C. ( come puntualizza giustamente lo studioso del video), ma il "popolo del campo delle urne" che distrusse la civiltà micenea e dilago anche in asia minore abbattendo l'impero ittita, Erodoto indica che gli etruschi sono i fuggiaschi ittiti che si rifugiarono in italia (lidii e Frigi), contemporaneamente al succedersi delle invasioni dei popoli del centro europa in grecia, gli umbri discesero in italia ma questa invasione non ebbe gli stessi tragici effetti della discesa in grecia dato che nella penisola gli invasori non si scontrarono con etnie organizzate e civiltà evolute come quella greca. Quindi alcuni pelasgi micenei, fuggiti dalle loro terre sbarcarono in italia e giunsero presso gli umbri e si fusero con loro, occorre precisare che parliamo di tribù dell'età del bronzo e non essendo ancora diffuso il concetto di proprietà privata, erano tribù  spesso mescolate tra di loro e in continuo movimento non solo spaziale, ma anche di ridefinizione etnica.

Quali sono le tracce dei pelasgi nell'italia centrale? Le mura di Amelia fondata secondo plinio il vecchio nel 1134 a. C. , proprio all'epoca della migrazione dei pelasgi, pur risalenti al V sec, a, C.  ovvero appartenenti alla seconda o terza ricostruzione della città sono dette ciclopiche o anche pelasgiche, la parte più antica delle mura di sant'erasmo presso cesi, nello stesso sito è presente una pietra incisa con graffiti sillabici preelenici, simili a quelli che figurano nell'anfora micenea proveniente da orcomeno in boezia. Nel territorio occupato dai pelasgi e umbri comparvero successivamente nel VIII sec a, C, i sabini, quindi si può ipotizzare che i  che i pelasgi  commisti con gli umbri fossero i progenitori dei sabini( lo studioso del video liquida questo passaggio con tre parole). I quirites ( sabini), sono il popolo il cui nome deriva dagli adoratori dei " qurois", ovvero coloro che in epoca precedente all'VIII sec a, C. adoravano i dioscuri, non a caso romolo fu divinizzato con il nome di dio quirino.

Nelle tavole eugubine si parla della circoscrizione dei kureties che avrebbero occupato l'agro koreio, la cui ubicazione non è stata stabilita con certezza ,il termine kurietes compare nella stessa tavola sotto forma di coredier in cui la k ellenica viene sostituita dalla c, Ancilotti individua in corcia località tra gualdo e perugia, e in corioli nel lazio, il sito dei coriender.

Dalle tavole si apprende che gli egubini facevano sacrifici presso due diversi lucus (in lingua umbra vukum): il vukum-iovium di pertinenza egubina eil vuku -koredio evidentemente luogo di culto riservato ai pelasgi.

Il culto di Giano e dei Gemini deriva dal culto dei Dioscuri greci, i dioscuri erano simboleggiati da due stipiti o colonne che sorreggevano una trave costituendo, dunque una porta,

Carsulae, si trova al centro della zona dell'italia centrale in cui imperava il dioscurismo e il mito di giano, portata alla luce solo in parte si presenta come una città quasi totalmente  di epoca imperiale, ricostruita dai romani quale centro termale e di svago.

 

continuo domani per gli sviluppi della storia.

 

 

Complimenti per la dotta integrazione al video. 

Rileggerò questo post più volte per fissare bene in mente i vari passaggi. 

Una sola domanda forse sciocca ... La Corcia a cui fai riferimento può essere l'odierna Corciano che, a grandi linee, in effetti è posta tra Gualdo e Perugia?

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7 minuti fa, altoforno ha scritto:

Complimenti per la dotta integrazione al video. 

Rileggerò questo post più volte per fissare bene in mente i vari passaggi. 

Una sola domanda forse sciocca ... La Corcia a cui fai riferimento può essere l'odierna Corciano che, a grandi linee, in effetti è posta tra Gualdo e Perugia?

Per quanto grandi siano ste linee Corciano può essere tra Gualdo e Perugia solo in virtù della sfericità della terra, visto che sta a ovest de Perugia (andando verso il Trasimeno) mentre Gualdo sta a est (tra Perugia e le Marche, come testimonia anche la loro parlata)

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11 minuti fa, Fievel ha scritto:

Per quanto grandi siano ste linee Corciano può essere tra Gualdo e Perugia solo in virtù della sfericità della terra, visto che sta a ovest de Perugia (andando verso il Trasimeno) mentre Gualdo sta a est (tra Perugia e le Marche, come testimonia anche la loro parlata)

Vero. In effetti a Corciano ci sono ritrovamenti etruschi.

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1 ora fa, Fievel ha scritto:

Per quanto grandi siano ste linee Corciano può essere tra Gualdo e Perugia solo in virtù della sfericità della terra, visto che sta a ovest de Perugia (andando verso il Trasimeno) mentre Gualdo sta a est (tra Perugia e le Marche, come testimonia anche la loro parlata)

 

54 minuti fa, altoforno ha scritto:

Vero. In effetti a Corciano ci sono ritrovamenti etruschi.

Menomale... altoforno aveva messo in dubbio le mie, scarse, nozioni di geografia protoperugina 😂

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11 ore fa, altoforno ha scritto:

Complimenti per la dotta integrazione al video. 

Rileggerò questo post più volte per fissare bene in mente i vari passaggi. 

Una sola domanda forse sciocca ... La Corcia a cui fai riferimento può essere l'odierna Corciano che, a grandi linee, in effetti è posta tra Gualdo e Perugia?

 

11 ore fa, altoforno ha scritto:

Complimenti per la dotta integrazione al video. 

Rileggerò questo post più volte per fissare bene in mente i vari passaggi. 

Una sola domanda forse sciocca ... La Corcia a cui fai riferimento può essere l'odierna Corciano che, a grandi linee, in effetti è posta tra Gualdo e Perugia?

La Corcia è un toponimo che esiste ancora oggi, si trova a metà strada tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra (il grande studioso Ancillotti, cui non possiamo più fare domande commette una "sbavatura" geografica con quel tra Gualdo e Perugia), ritorniamo a Carsulae, capitale del culto dei dioscuri, presso il foro si trovano due templi gemelli dedicati proprio ai Gemini, analogamente ai due templi eretti sulla vetta di Torre Maggiore, gli architetti di epoca imperiale non abbatterono il propileo arcaico che costituisce la parte anteriore dell'attuale chiesa di S. Damiano, lo valorizzarono  inserendolo nella basilica che edificarono sul retro, riconoscendo come espressione del culto dei Dioscuri e di Giano che ben conoscevano. 

La somiglianza tra l'iconografia dei Gemini_dioscuri presente a Carsulae e quella mitica di Therapne è impressionante. Ci si riferisce alle tre pietre votive incastonate nel teatro di Cesi, alle due inserite nella facciata della chiesa di S. Maria di sotto di Cesi, alle tre presso il monumento ai caduti di Quadrelli, al sarcofago conservato a palazzo Carrara di Terni, nei reperti è raffigurato, nella parte anteriore, il propileo di un tempio con al centro una porta chiusa(la porta cosmica di Giano), lateralmente agli stipiti compaiono due scure lunate contrapposte, due scuri_duo securis, ovvero i Dioscuri. La lunetta posta sopra la porta della chiesa di S. Damiano è un importantissimo reperto, riutilizzato come materiale da riporto dai monaci cristiani del IX sec.  Che trasformarono lo Iugum di Giano in tempio cristiano dedicandolo a S. Damiano. Grazie probabilmente alla grande croce che figura al centro della lunetta che si è salvato il prezioso reperto, in realtà la croce risulta una quadripartizione analoga a quella del fiore di loto o di palma presenti nei reperti di cesi quadrelli e del sarcofago di Terni. La croce divide la lunetta in quattro parti. 

Nelle due parti inferiori campeggiano i due dioscuri che versano il sangue sacrificale, nella parte sinistra, quella della vita, Polluce tiene sollevato il piatto della vita, nella parte inferiore figura Castore, dei due gemelli quello che secondo il mito discese negli inferi, nella parte superiore della lunetta viene invece rappresentata la vita e la morte nel mondo animale, nel settore a sinistra la vita è simboleggia dal sesso femminile e dalla giovenca partoriente, in quello di destra la morte viene raffigurata mediante due uccelli, due picchi sacri, primordiali divinità pelasgiche. L'azione del becco di tali uccelli, feritori di querce(dal greco dryokolaptes, drys quercia kalapto colpisco), ricorda quella dell'ascia bipenne, simbolo di Giano. 

Il mito di Giano è dei Gemini, risalente a un'epoca in cui non esisteva ancora la scrittura, può rilevarsi estremamente utile per comprendere le caratteristiche della nascente civiltà romana che si stava modellando sulla base di quella micenea. Lo Iugum, è il primo tempio in assoluto dedicato a Giano, il primo tra gli Dei a essere venerato a Roma. 

"Giano fu un semidio o un re che ai tempi dei  tempi, secondo la tradizione strappo gli uomini allo stato ferrino e selvaggio" Plutarco. 

I pilastri dell'ideologia che nasce dal culto di Giano sono costituiti dal lavoro della terra e dall'istituzione del matrimonio, fondata sull'autorita del pater familias, caposaldo "Iugum", costrizione e legge che grava sulle spalle dei uomini e dei buoi. 

L'immagine della trave sorretta e innalzata al cielo dalle due colonne, ovvero dai due Dioscuri, che sorreggono Giano _iugum_iugumentum(voce latina che significa trave) può divenire metafora del balzo di civiltà da transumante a stanziale, sorretta dal lavoro e famiglia. 

La duplicita di Giano bifronte, tra il bene e il male, si colloca in una visione cosmologia che investe l'universo intero, centrale è l'immagine della porta tempio dokanon _Iugum; è possibile ammirare la rappresentazione iconografia in una preziosa trave igumentum icastonata nella chiesa di San Carlo a Sangemini (sicuramente materiale di riporto) 

 

 

Domani concludiamo con i naharki. 

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12 minuti fa, naharki numen ha scritto:

 

La Corcia è un toponimo che esiste ancora oggi, si trova a metà strada tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra (il grande studioso Ancillotti, cui non possiamo più fare domande commette una "sbavatura" geografica con quel tra Gualdo e Perugia), ritorniamo a Carsulae, capitale del culto dei dioscuri, presso il foro si trovano due templi gemelli dedicati proprio ai Gemini, analogamente ai due templi eretti sulla vetta di Torre Maggiore, gli architetti di epoca imperiale non abbatterono il propileo arcaico che costituisce la parte anteriore dell'attuale chiesa di S. Damiano, lo valorizzarono  inserendolo nella basilica che edificarono sul retro, riconoscendo come espressione del culto dei Dioscuri e di Giano che ben conoscevano. 

La somiglianza tra l'iconografia dei Gemini_dioscuri presente a Carsulae e quella mitica di Therapne è impressionante. Ci si riferisce alle tre pietre votive incastonate nel teatro di Cesi, alle due inserite nella facciata della chiesa di S. Maria di sotto di Cesi, alle tre presso il monumento ai caduti di Quadrelli, al sarcofago conservato a palazzo Carrara di Terni, nei reperti è raffigurato, nella parte anteriore, il propileo di un tempio con al centro una porta chiusa(la porta cosmica di Giano), lateralmente agli stipiti compaiono due scure lunate contrapposte, due scuri_duo securis, ovvero i Dioscuri. La lunetta posta sopra la porta della chiesa di S. Damiano è un importantissimo reperto, riutilizzato come materiale da riporto dai monaci cristiani del IX sec.  Che trasformarono lo Iugum di Giano in tempio cristiano dedicandolo a S. Damiano. Grazie probabilmente alla grande croce che figura al centro della lunetta che si è salvato il prezioso reperto, in realtà la croce risulta una quadripartizione analoga a quella del fiore di loto o di palma presenti nei reperti di cesi quadrelli e del sarcofago di Terni. La croce divide la lunetta in quattro parti. 

Nelle due parti inferiori campeggiano i due dioscuri che versano il sangue sacrificale, nella parte sinistra, quella della vita, Polluce tiene sollevato il piatto della vita, nella parte inferiore figura Castore, dei due gemelli quello che secondo il mito discese negli inferi, nella parte superiore della lunetta viene invece rappresentata la vita e la morte nel mondo animale, nel settore a sinistra la vita è simboleggia dal sesso femminile e dalla giovenca partoriente, in quello di destra la morte viene raffigurata mediante due uccelli, due picchi sacri, primordiali divinità pelasgiche. L'azione del becco di tali uccelli, feritori di querce(dal greco dryokolaptes, drys quercia kalapto colpisco), ricorda quella dell'ascia bipenne, simbolo di Giano. 

Il mito di Giano è dei Gemini, risalente a un'epoca in cui non esisteva ancora la scrittura, può rilevarsi estremamente utile per comprendere le caratteristiche della nascente civiltà romana che si stava modellando sulla base di quella micenea. Lo Iugum, è il primo tempio in assoluto dedicato a Giano, il primo tra gli Dei a essere venerato a Roma. 

"Giano fu un semidio o un re che ai tempi dei  tempi, secondo la tradizione strappo gli uomini allo stato ferrino e selvaggio" Plutarco. 

I pilastri dell'ideologia che nasce dal culto di Giano sono costituiti dal lavoro della terra e dall'istituzione del matrimonio, fondata sull'autorita del pater familias, caposaldo "Iugum", costrizione e legge che grava sulle spalle dei uomini e dei buoi. 

L'immagine della trave sorretta e innalzata al cielo dalle due colonne, ovvero dai due Dioscuri, che sorreggono Giano _iugum_iugumentum(voce latina che significa trave) può divenire metafora del balzo di civiltà da transumante a stanziale, sorretta dal lavoro e famiglia. 

La duplicita di Giano bifronte, tra il bene e il male, si colloca in una visione cosmologia che investe l'universo intero, centrale è l'immagine della porta tempio dokanon _Iugum; è possibile ammirare la rappresentazione iconografia in una preziosa trave igumentum icastonata nella chiesa di San Carlo a Sangemini (sicuramente materiale di riporto) 

 

 

Domani concludiamo con i naharki. 

grazie

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